«Sumud vuol dire resistenza, quella del popolo palestinese che, anche sotto le bombe e affamato a morte, non vuole abbandonare la propria terra». A parlare a VD è Tony La Piccirella, attivista barese di 35 anni, appena imbarcato sulla Global Sumud Flotilla, la flottiglia civile salpata ieri da Barcellona con rotta verso Gaza. È proprio da questa idea di sumud – la resistenza – che nasce la più imponente missione mai tentata dalla società civile per rompere il blocco israeliano sulla Striscia. In totale, tra velieri e piccole imbarcazioni, dovrebbero essere circa cinquanta le navi in mare, con centinaia di attivisti, giornalisti e figure pubbliche a bordo. Tra loro anche personalità internazionali come Greta Thunberg e Ada Colau, ex sindaca di Barcellona.

Non si tratta soltanto di portare aiuti – centinaia di tonnellate di cibo e medicinali – ma di lanciare un messaggio politico collettivo: dare corpo e voce, in mare aperto, al concetto di sumud, resistere e restare sulla propria terra nonostante la guerra e l’assedio. «Ci sono diritti inalienabili: il diritto all’autodeterminazione dei popoli, il diritto alla terra, alla vita. Questo è la base dell’esistenza, nessuna considerazione strategica, economica o geopolitica dovrebbe andare oltre questo, ma oggi non è così per il popolo palestinese», spiega La Piccirella a VD.

Non si tratta della sua prima esperienza. Lo scorso luglio aveva preso parte alla spedizione della nave Handala, un ex peschereccio norvegese partito da Siracusa e intercettato dalla marina israeliana in acque internazionali. L’abbordaggio si concluse con il suo arresto, tre giorni nel carcere di Givon e un divieto di ingresso in Israele per 99 anni. «Non mi interessa», dice La Piccirella. «Non sono mai entrato in Israele e non ci voglio entrare questa volta: io sto andando in Palestina».

Rispetto a quell’episodio, però, lo scenario è completamente diverso: «La Handala era una singola nave con un equipaggio ridotto, fatto di attivisti e giornalisti. La Global Sumud Flotilla invece coinvolge decine di imbarcazioni civili. È molto più allargata e popolare. È un’enorme, chiara, innegabile ondata di solidarietà che si è creata negli ultimi mesi».

Negli anni ci sono state diverse missioni via mare verso Gaza. Molte sono state fermate con sequestri e arresti, altre con episodi di violenza. La più drammatica rimane quella del 2010, con l’attacco alla nave turca Mavi Marmara, costato la vita a dieci attivisti. Questa volta, sottolinea La Piccirella, la sfida è diversa: «Israele non ha mai visto una flotta civile di queste dimensioni. Di solito cerca di minimizzare, parlando di una sola barca e di pochi aiuti. Ma questa volta non funziona: siamo decine di imbarcazioni e centinaia di persone. Non sappiamo come reagirà, ma sarà più difficile ridurre la missione a un gesto isolato».

Il pericolo rimane altissimo. Negli ultimi mesi, la barca Conscience è stata colpita da droni militari al largo di Malta, mentre la Madleen e la stessa Handala sono state intercettate in acque internazionali. Nella serata di ieri, il ministro Itamar Ben Gvir ha dichiarato che gli attivisti della Sumud Flotilla «saranno arrestati come terroristi, detenuti nelle carceri di massima sicurezza Ketziot e Damon e le imbarcazioni confiscate e messe a disposizione della Marina israeliana». L’obiettivo del governo israeliano è chiaro: impedire l’avvicinamento «a tutti i costi», con il rischio di nuove tragedie come quella della Mavi Marmara nel 2010.

«La nostra protezione non è militare, ma politica e civile», afferma La Piccirella a VD. «Questa missione ha più probabilità di arrivare a Gaza rispetto a qualsiasi altra negli ultimi due anni. E se venissimo fermati, si creerebbero precedenti giuridici difficili da ignorare. È anche un banco di prova per riaffermare il diritto internazionale».

In Italia la solidarietà è stata imponente. A Genova, cittadini e portuali hanno raccolto quasi 300 tonnellate di beni di prima necessità caricati sulle barche dirette in Sicilia, da dove si uniranno al resto della flottiglia. «È chiaro che non andiamo a salvare nessuno con 50 o 300 tonnellate di aiuti», spiega La Piccirella. «Il punto è creare pressione perché il blocco cada e si aprano canali continui di aiuti, gli unici che servono davvero al popolo palestinese».

La Global Sumud Flotilla punta a raggiungere le acque al largo di Gaza a metà settembre. Israele negli ultimi mesi ha già colpito o sequestrato diverse imbarcazioni in acque internazionali, in aperta violazione del diritto internazionale. Il rischio è che accada di nuovo: un altro atto di forza dentro un genocidio che vuole piegare e affamare un intero popolo. La risposta di Tel Aviv resta incerta, ma per gli attivisti la missione ha già raggiunto un obiettivo: ribadire, davanti all’indifferenza della comunità internazionale, che la resistenza di un popolo non può essere cancellata. «Sumud è restare e resistere», ribadisce La Piccirella. «E noi saremo in mare finché non cadrà il blocco e non finirà il genocidio».