«Dall’Italia a Gaza per rompere il blocco israeliano e l’indifferenza»
Handala è un piccolo ex peschereccio norvegese lungo 18 metri. Il suo nome è un omaggio al celebre personaggio creato dal fumettista palestinese Naji al-Ali. Da qualche anno è parte della flottiglia di navi della Freedom Flotilla, la coalizione che dal 2010 prova a rompere il blocco imposto da Israele sulla Striscia di Gaza.
Ieri, 20 luglio, l’ex peschereccio è partito dal porto di Gallipoli, Salento, in direzione sud, con l’obiettivo dichiarato di provare ancora una volta a consegnare aiuti umanitari e beni di prima necessità ai palestinesi stremati dall’assedio di Netanyahu. La Handala dovrebbe avvicinarsi alle coste della Striscia entro il prossimo weekend: il suo percorso si può monitorare qui. A bordo ci sono 21 tra attivisti, giornalisti e volontari, tra cui due esponenti de La France insoumise, il partito francese di sinistra guidato da Jean-Luc Melanchon. La scelta di partire da Gallipoli non è stata casuale. La Puglia è stata infatti la prima regione italiana a sospendere formalmente i rapporti di cooperazione con Israele, iniziativa poi seguita anche dall’Emilia-Romagna e da diverse città italiane.
Tony Lapiccerella è - con Antonio Mazzeo, storico attivista messinese - uno dei due italiani della missione. 35 anni, pugliese, ha vissuto per anni in giro per il mondo, seguendo le carovane internazionali della solidarietà dove c’era più bisogno di loro. Messico, Honduras, Stati Uniti, Europa. Prima i movimenti per il diritto alla casa e all’abitare, poi quelli per la giustizia climatica e sociale: «la convergenza delle lotte è la chiave», ci dice. «Lo dimostra l’esempio della Madleen, che mentre era in navigazione verso Gaza ha soccorso un barcone di migranti alla deriva». Tony ha deciso di imbarcarsi proprio dopo aver seguito da vicino il percorso della Madleen, la barca a vela della Freedom Flotilla partita da Catania lo scorso giugno e sequestrata dalla marina israeliana in acque internazionali mentre tentava di raggiungere Gaza: a bordo c’erano anche l’attivista Greta Thunberg e l’europarlamentare franco-palestinese Rima Hassan.
«Ho sentito che era il momento di attivarmi», ci spiega mentre si trova a bordo della Handala, dove gli attivisti sono stati formati per prepararsi a rispondere pacificamente a tutti gli scenari possibili. «Agiamo collettivamente per rompere il muro di indifferenza creato da istituzioni e media, che ci vorrebbero semplici spettatori passivi», ci spiega. «Siamo persone normali, non eroi. Mi fa più paura l’idea di lasciare il mio futuro nelle mani di personaggi come Trump, Netanyahu o i nostri politici». Il riferimento è al governo Meloni e le altre istituzioni che, a vari livelli, sono «con le loro politiche di riarmo complici del genocidio e dei massacri in corso».
A Gallipoli, la Handala è stata accolta da attivisti, rappresentanti della coalizione e cittadini solidali. Durante i giorni di sosta nel porto, pianificati dopo la partenza da Siracusa, la rete “Salento per la Palestina” ha organizzato una serie di eventi pubblici, che hanno coinvolto anche l’università del Salento. Ora la Handala proverà a consegnare aiuti ai palestinesi, con un’attenzione particolare ai bambini della Striscia, la parte di popolazione che sta soffrendo in forma ancora più drammatica la devastante crisi umanitaria di Gaza. Ma, soprattutto, con la sua azione proverà a sfidare l’indifferenza e tenere alta l’attenzione internazionale sul genocidio in corso.