La barca a vela che sfida Israele per consegnare aiuti ai palestinesi
Esattamente una settimana fa, sabato 1 giugno, la barca a vela Madleen è salpata dall’antico porto di San Giovanni Li Cuti (Catania), direzione Gaza. A bordo, dodici volontari da tutto il mondo, tra cui l’attivista climatica Greta Thunberg, l’attore irlandese Liam Cunningham e l’eurodeputata franco-palestinese Rima Hassan. L’obiettivo: rompere il blocco israeliano e consegnare aiuti umanitari e beni di prima necessità alla popolazione palestinese.
La missione è organizzata dalla Freedom Flotilla Coalition, una rete internazionale di attivisti che dal 2010 si oppone, con azioni dirette nonviolente, all’assedio imposto da Israele sulla Striscia. «La Madleen – si legge nel comunicato ufficiale – simboleggia lo spirito incrollabile della resilienza palestinese». Il nome dell’imbarcazione è un omaggio a una figura poco nota ma potentissima: Madleen, la prima e unica pescatrice di Gaza ad aver gestito una propria barca nel 2014, sfidando blocco e patriarcato. Il viaggio – circa duemila chilometri – si preannuncia molto rischioso. Appena un mese fa, un’altra nave della missione, la Conscience, è stata attaccata da droni israeliani in acque internazionali al largo di Malta. Il 31 maggio 2010, invece, le forze israeliane intercettarono sei imbarcazioni della Freedom Flotilla che avevano ignorato l’ordine di fermarsi. A bordo della nave principale, la Mavi Marmara, l’equipaggio oppose resistenza all’abbordaggio, ferì alcuni soldati e i militari, in risposta, aprirono il fuoco, uccidendo dieci attivisti. Secondo quanto riportato dal Jerusalem Post, l’esercito israeliano non intende “creare un precedente” e ha già predisposto misure per bloccare anche la Madleen. Il portavoce militare Effie Defrin ha dichiarato che le forze armate sono «pronte a intervenire anche in mare».
Nel momento in cui scriviamo, la Madleen ha da poco superato Creta e si dirige verso Gaza. Il percorso dell’imbarcazione si può seguire qui. Un trasmettitore installato a bordo consente infatti il tracciamento pubblico della rotta, rendendo più difficile qualunque “incidente invisibile”. Ieri mattina l’imbarcazione ha ricevuto una chiamata d’allarme da un drone Frontex. Un gommone con circa 40 migranti, a metà strada tra Tobruk (Libia) e Creta, era in difficoltà. L’equipaggio si è attivato per prestare soccorso e ha salvato quattro migranti.
«Questa missione è un rifiuto di arrendersi al silenzio, alla paura o alla complicità. L’assedio a Gaza è mantenuto non solo dalla forza militare israeliana, ma anche dall’inazione del mondo. La resistenza civile diretta è ancora importante. La solidarietà attiva può spostare la bussola morale del pianeta», si legge nel comunicato diffuso dagli attivisti.
Parole rilanciate da Rima Hassan e Greta Thunberg, che a bordo hanno dichiarato: «Il silenzio non è neutralità, è complicità. Gaza viene affamata e massacrata, e il mondo guarda. Questa nave porta un messaggio: basta assedio. Basta genocidio».