La Madleen, nave della Freedom Flotilla diretta verso Gaza con un carico di aiuti umanitari, è stata abbordata e sequestrata nella notte dalle Forze di Difesa Israeliane (IDF). A bordo, 12 volontari internazionali, tra cui l’attivista svedese Greta Thunberg e l’europarlamentare franco-palestinese Rima Hassan.

L’operazione è scattata intorno alle 00:15, quando l’imbarcazione si trovava ancora fuori dai confini territoriali israeliani. Gli attivisti hanno subito segnalato un allarme attraverso i canali social: «Giubbotti salvagente su. Ci prepariamo a essere intercettati». Inizialmente sembrava un falso allarme, ma si è rivelato il preludio all’azione militare.

«Improvvisamente siamo stati circondati da almeno cinque navi con i fari accesi – ha raccontato Thiago Avila, volontario a bordo – ci hanno girato attorno, poi si sono allontanate». Poco dopo, droni hanno sorvolato la Madleen e lanciato una sostanza urticante sul ponte, provocando bruciore agli occhi e difficoltà respiratorie. Le comunicazioni via radio sono state disturbate da suoni assordanti alternati a ordini di cambiare rotta. I telefoni hanno iniziato a funzionare a intermittenza, fino al blackout totale.

Il video di Greta Thunberg a bordo della nave Madleen: «Siamo stati rapiti dalle forze israeliane»

«Le comunicazioni con la Madleen sono state interrotte. L’esercito israeliano ha sequestrato la nave», ha annunciato la Freedom Flotilla su Telegram, aggiungendo che «l’equipaggio è stato rapito dalle forze israeliane».

Poco prima del contatto, l’europarlamentare Rima Hassan era riuscita a trasmettere un video: «Ci hanno lanciato prodotti chimici, guardate. Questo è un altro crimine di guerra. Bloccare una nave umanitaria è un crimine di guerra». Le ultime immagini arrivate dal ponte mostrano la concitazione a bordo: «Greta, vai via di lì», urla una voce. «Non sono pacifici!», grida ancora Hassan.

Del resto, le avvisaglie c’erano già state. Nelle 24 ore precedenti, i sistemi di comunicazione e tracciamento della nave avevano registrato malfunzionamenti ripetuti. «Quando ci intercetteranno non potremo raccontare quello che succede perché butteranno giù i sistemi di comunicazione», aveva avvertito Rima Hassan in un video diffuso online. Insieme ad altri cinque volontari francesi, aveva rivolto un appello diretto al presidente Macron.

«La nostra è un’azione legale, politica e profondamente pacifica», aveva dichiarato. «L’Alto Commissariato per i Diritti Umani delle Nazioni Unite ha chiesto che ci venga garantito un passaggio sicuro, sottolineando che la popolazione di Gaza ha diritto a ricevere questi aiuti e che queste sono acque territoriali palestinesi. Israele non può utilizzare la nostra presenza qui per arrestarci o per giustificare l’intercettazione della nave». Poi l’appello all’Eliseo: «Chiediamo al presidente Macron di agire adesso, perché il mondo sta guardando. Usi tutta la pressione diplomatica necessaria per consentirci l’accesso in sicurezza a Gaza».

Israele ha confermato l’intervento. Sul profilo X del Ministero degli Esteri è stato pubblicato un video in cui un soldato ordina alla Madleen di cambiare rotta, definendo l’imbarcazione uno «yacht da selfie» e giustificando l’azione con l’avvicinamento a «un’area vietata». Tuttavia, l’attacco è avvenuto mentre la nave si trovava ancora in acque internazionali.

L’azione militare era stata preannunciata dal ministro della Difesa israeliano Yoav Gallant, che domenica aveva dichiarato: «Ho già dato istruzioni all’IDF per impedire alla nave di raggiungere Gaza». Greta Thunberg era stata definita «antisemita», e la missione umanitaria bollata come una provocazione politica.

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La Madleen, piccola imbarcazione da diporto adattata per il trasporto di aiuti, trasportava farmaci, kit di primo soccorso e generi di sopravvivenza. L’obiettivo dichiarato della missione era rompere simbolicamente il blocco navale imposto sulla Striscia di Gaza.

Un appello è stato indirizzato anche al primo ministro britannico Keir Starmer. Poiché la Madleen è registrata sotto bandiera del Regno Unito, «spetta al governo britannico il compito legale di tutelare la nave e le persone a bordo». Ma da bordo sottolineavano che la responsabilità non riguarda solo Londra: tutti i governi del mondo, dicevano, hanno l’obbligo morale e giuridico di intervenire. L’appello era chiaro: «Fermate Israele. Non ha alcuna legittimità per ostacolare la nostra missione umanitaria o rafforzare il blocco navale, già dichiarato illegale». Parole rimaste inascoltate.

In un breve aggiornamento pubblicato sul profilo X del Ministero degli Esteri israeliano, si legge che l’imbarcazione sarebbe ora sotto scorta e diretta verso le coste israeliane, e che i passeggeri verranno rimpatriati nei rispettivi Paesi. «Greta Thunberg sta lasciando Israele su un volo per la Francia», si legge in un messaggio del ministero degli Esteri israeliano pubblicato su X, accompagnato da due foto di Thunberg a bordo di un aereo. Sempre secondo il Ministero degli Esteri, gli attivisti che rifiuteranno il rimpatrio subiranno un processo.

Intanto, sui canali social della Flotilla è comparso un solo messaggio del team legale: «I volontari della Madleen sono stati presi in custodia dalle forze israeliane. Si tratta di cittadini stranieri provenienti da varie nazioni. Sollecitiamo i ministeri degli Esteri ad agire per garantire la loro incolumità e impedirne l’illegittima detenzione».