«Non stancatevi di parlare di Alberto. Portiamolo a casa», l'appello della madre di Trentini
Armanda Colusso, la madre di Alberto Trentini, il cooperante italiano arrestato in Venezuela, ha lanciato un appello ai media perché non cali il silenzio sull’arresto di suo figlio.
«Sono certa che chi ha il potere di far liberare mio figlio Alberto, con una forte pressione mediatica, si adopererà senza più tentennamenti», ha detto nel corso di una conferenza stampa organizzata a Roma, nella sede nazionale dell’Ordine dei giornalisti. «Ho la convinzione che questa volta sarete voi giornalisti ad aiutarci a far liberare Alberto, in prigione da quasi sette mesi». Il 15 novembre 2024 Alberto Trentini è stato arrestato per motivi ancora da chiarire nella località venezuelana di Guasdualito. «Ci avviciniamo ai sette mesi: sette mesi di prigionia, inaccettabili per noi, insopportabili per lui. Potete immaginare il disagio che viviamo perché il papà di Alberto nei momenti di sconforto mi sussurra che teme di non fare in tempo a vedere Alberto», ha aggiunto Colusso.
«È vero che 25 giorni fa, dopo sei mesi di isolamento, Alberto ci ha telefonato e parlato per pochi minuti. Ora però è calato di nuovo il silenzio. I giorni passano e Alberto ancora non torna. Scrivete, parlate di Alberto, perché quel qualcuno che non si è attivato a dovere fino ad ora dovrà sentirsi motivato, senza più esitare, a fare l’impossibile per riportare a casa questo figlio di cui l’Italia deve andare fiera».
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«Sono certa che chi ha il potere di far liberare mio figlio Alberto, con una forte pressione mediatica, si adopererà senza più tentennamenti», ha detto nel corso di una conferenza stampa organizzata a Roma, nella sede nazionale dell’Ordine dei giornalisti. «Ho la convinzione che questa volta sarete voi giornalisti ad aiutarci a far liberare Alberto, in prigione da quasi sette mesi». Il 15 novembre 2024 Alberto Trentini è stato arrestato per motivi ancora da chiarire nella località venezuelana di Guasdualito. «Ci avviciniamo ai sette mesi: sette mesi di prigionia, inaccettabili per noi, insopportabili per lui. Potete immaginare il disagio che viviamo perché il papà di Alberto nei momenti di sconforto mi sussurra che teme di non fare in tempo a vedere Alberto», ha aggiunto Colusso.
«È vero che 25 giorni fa, dopo sei mesi di isolamento, Alberto ci ha telefonato e parlato per pochi minuti. Ora però è calato di nuovo il silenzio. I giorni passano e Alberto ancora non torna. Scrivete, parlate di Alberto, perché quel qualcuno che non si è attivato a dovere fino ad ora dovrà sentirsi motivato, senza più esitare, a fare l’impossibile per riportare a casa questo figlio di cui l’Italia deve andare fiera».