Non è Capodanno per Alberto Trentini
Il 31 dicembre è il giorno dei bilanci, dei brindisi, delle promesse che affidiamo all’anno che verrà. È la notte in cui salutiamo ciò che è stato e proviamo a immaginare un futuro diverso, migliore. C’è una storia, però, che rischia di restare ai margini, una sedia che probabilmente rimarrà vuota: quella di Alberto Trentini, che questo 31 dicembre lo passerà in cella, nel maxi-carcere venezuelano di El Rodeo I, dopo aver già vissuto il Natale dietro le sbarre.
Trentini è detenuto da oltre 400 giorni, senza accuse formalizzate, dopo essere stato arrestato il 15 novembre 2024 mentre si spostava dalla capitale verso il sud-ovest del Paese per una missione umanitaria della ong Humanity & Inclusion. Da allora, i giorni sono passati uno dopo l’altro, superando quota 400, e Alberto è ancora lì. Nelle ultime ore, dal Venezuela è arrivata quella che qualcuno ha definito una “buona notizia”. Il governo di Nicolás Maduro ha liberato 99 detenuti. Fra questi nomi, però, non c’è quello di Alberto Trentini.
La madre, Armanda Colusso, non ha mai smesso di far sentire la propria voce. «So che Alberto è dimagrito molto, e temo per le sue condizioni di salute. Ogni giorno che passa aumenta il nostro timore che il peso psicologico e fisico di questa prigionia lo stia logorando», ha detto. E ancora: «Immagino che al mattino, quando inizia la giornata, penserà che il suo Paese lo ha abbandonato e io temo che tutto questo silenzio e senso di abbandono possano aver logorato la sua mente e la sua anima». Un silenzio che, almeno sul piano umano, è stato rotto nei giorni scorsi dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che ha voluto esprimere la sua solidarietà alla famiglia con una telefonata alla madre di Alberto, invitandola a «non perdere la speranza».
Negli ultimi mesi, inoltre, si è rafforzata la mobilitazione della società civile, con oltre 130 mila firme raccolte su Change.org, più di 300 giorni di digiuno a staffetta e l’attenzione costante di associazioni, sindacati, studenti, media e personalità del mondo della cultura e dello spettacolo. Il primo gennaio, inoltre, ad Assisi l’associazione Articolo 21 saluterà il 2026 esponendo lo striscione “Alberto Trentini libero”. Un gesto simbolico, ma necessario, per tenere alta l’attenzione sulla vicenda e chiedere allo Stato italiano di fare di più, di farlo presto e riportarlo finalmente a casa.