Per l'Onu il decreto legge Sicurezza mette a rischio i diritti fondamentali
Cinque Relatori Speciali delle Nazioni Unite hanno espresso «profonda preoccupazione» per il Decreto Sicurezza approvato dal governo italiano lo scorso 4 aprile. Il provvedimento, frutto della conversione d’urgenza del controverso disegno di legge sulla sicurezza (Ddl 1660), è stato definito dall’ONU «allarmante» e non conforme agli obblighi internazionali «in materia di diritti umani, tra cui la tutela del diritto alla libertà di movimento, alla privacy, a un giusto processo e alla libertà, nonché la protezione contro la detenzione arbitraria». Non si tratta del primo richiamo. Già a dicembre 2024, le Nazioni Unite avevano inviato un primo avvertimento al governo guidato da Giorgia Meloni (comunicazione OL ITA 7.2024), evidenziando punto per punto le numerose criticità del Ddl Sicurezza. Ma l’esecutivo ha tirato dritto, trasformando il testo in un decreto legge – già in vigore – che secondo l’ONU mina i principi fondamentali dello Stato di diritto.
«Siamo allarmati dal modo in cui il governo ha convertito il disegno di legge in un decreto d’urgenza, approvato rapidamente dal Consiglio dei ministri, eludendo il ruolo del Parlamento e il dibattito pubblico», scrivono i relatori Gina Romero, Ben Saul, Irene Khan, Mary Lawlor e Gehad Madi. Gli esperti denunciano che il decreto compromette una vasta gamma di diritti fondamentali: dalla libertà di movimento alla privacy, dal diritto a un giusto processo alla libertà di espressione, fino alla protezione contro la detenzione arbitraria. Particolarmente preoccupanti sono le «definizioni vaghe» di alcuni reati legati al terrorismo, che – secondo l’ONU – «potrebbero portare a un’applicazione arbitraria» colpendo dissenso e minoranze.
Il punto più critico, però, riguarda il diritto a manifestare. Il decreto introduce infatti pene detentive da 6 mesi a 2 anni per chi partecipa a blocchi pacifici di strade, porti o ferrovie. Una misura che criminalizza la disobbedienza civile, trasformando sit-in e picchetti in reati. Per l’ONU, «queste disposizioni limitano eccessivamente la libertà di riunione pacifica e potrebbero portare a sanzioni sproporzionate e ingiustificate». Forti critiche arrivano anche sulla nuova norma che regola la rivolta nei carceri e nei Centri di permanenza per il rimpatrio (CPR). Gli articoli 26 e 27 del decreto prevedono pene fino a 8 anni per atti di resistenza passiva. Una misura che, secondo le Nazioni Unite, rappresenta una «restrizione inutile e sproporzionata del diritto alla protesta pacifica dei detenuti» che potrebbe vanificare, si legge, «il raggiungimento degli obiettivi legittimi di garantire la sicurezza e i processi di reinserimento».
Ci sono però anche altri aspetti molto gravi, che potrebbero limitare diritti e le libertà fondamentali. Tra queste, il divieto di lavorazione e commercializzazione delle infiorescenze di cannabis con THC inferiore allo 0,5% – prive di effetti psicotropi – che rischia di cancellare un intero settore economico in crescita, composto in larga parte da giovani under 35. Una scelta in contrasto con le normative europee e le sentenze della Cassazione, dettata più da motivazioni ideologiche che da ragioni sanitarie o di sicurezza. Altre disposizioni controverse includono l’introduzione di un nuovo reato per le occupazioni abusive di immobili, punibile con pene da 2 a 7 anni, e la revoca della cittadinanza – fino a 10 anni dopo il conferimento – per chi viene condannato per terrorismo o eversione. Una misura che crea una discriminazione inaccettabile tra cittadini di serie A e di serie B, trasformando la cittadinanza da diritto universale a privilegio condizionato.
Per i Relatori Speciali, il decreto rappresenta un passo indietro per la democrazia italiana e rischia di aprire la porta «a procedimenti giudiziari arbitrari e sanzioni severe, con conseguenze eccessivamente gravi per le persone che esercitano i propri diritti». Il testo restringe drasticamente lo spazio civico, criminalizza la protesta e legittima un approccio repressivo che considera la critica una minaccia. «Il governo italiano deve rispettare e proteggere il diritto di riunione pacifica ed evitare restrizioni indebite, dispersioni illegali e uso eccessivo della forza», si legge nella dichiarazione ufficiale delle Nazioni Unite.