Una denuncia per violenza non è mai «divertente»
Il senatore di Forza Italia Francesco Silvestro risulta indagato dalla Procura di Roma per violenza sessuale in seguito alla denuncia presentata da un'imprenditrice del settore vinicolo. L'episodio contestato sarebbe avvenuto il 25 febbraio 2025 nello studio parlamentare del senatore, all'interno del complesso di San Luigi dei Francesi, a Roma. Nel fascicolo compare anche il nome di un carabiniere, indagato per tentata violenza privata, che avrebbe organizzato l'incontro tra la donna e il parlamentare e che, stando al racconto della denunciante, avrebbe successivamente cercato di dissuaderla dal procedere con la denuncia. Il presidente del Senato Ignazio La Russa ha chiesto ai senatori questori di procedere agli accertamenti necessari per le successive valutazioni.
La donna si era recata nell'ufficio del senatore per discutere una possibile fornitura di vini pregiati. Nella sua denuncia racconta di avere subito una violenza sessuale durante quell'incontro. Silvestro respinge integralmente le accuse e si dichiara estraneo ai fatti contestati. Al di là dell'inchiesta, che dovrà accertare eventuali responsabilità, sono state proprio le dichiarazioni del senatore a riaccendere una discussione più ampia sul modo in cui vengono raccontate le denunce di violenza sessuale. «Modestamente io sono un bel ragazzo, la signora è una signora normale», ha detto Silvestro in un'intervista a La Repubblica, aggiungendo che la donna potrebbe voler «estorcere qualcosa». «Denunci pure, poi ci divertiamo», ha aggiunto. Parole per cui, nelle ore successive, ha presentato delle scuse pubbliche, definendole espressioni «sbagliate».
Nelle parole del senatore è contenuta un'idea tanto diffusa quanto problematica: che l'attrattività fisica di una persona possa costituire un argomento contro un'accusa di violenza sessuale. Ma la violenza riguarda solo e sempre il consenso. Quelle parole, però, sono anche il riflesso di una narrazione radicata quando si parla di violenza sessuale: spostare il focus dai fatti denunciati alla persona che denuncia. Si mette sotto esame la vittima: il suo aspetto, le sue intenzioni, il suo comportamento, il suo passato. Ci si chiede se sia abbastanza credibile. Molto più raramente ci si interroga sulle dinamiche di potere che caratterizzano molti episodi di violenza e molestia.
Il messaggio implicito è sempre lo stesso: la vittima deve dimostrare non soltanto ciò che afferma, ma anche di meritare di essere ascoltata. Naturalmente sarà la magistratura ad accertare i fatti e le eventuali responsabilità. Ma ancora oggi, davanti a una denuncia di violenza sessuale, una parte del discorso pubblico continua a interrogarsi sulla donna, sul suo aspetto e sulle sue intenzioni, invece che sul principio fondamentale che dovrebbe guidare ogni discussione: il consenso.