Perché memiamo sulla terza guerra mondiale?
di Samuele MaccoliniAd oggi oltre 600mila video brevi riportano l'hashtag #WW3. In mezzo a tanti contenuti informativi e divulgativi ci sono anche balletti, ironia, spezzoni di film e serie decontestualizzati: la solita varietà su cui si basano le strutture replicabili che veicolano il meme.
Accostare l'orrore della guerra alla risata e l'ironia pare a molti inconcepibile, di cattivo gusto o addirittura dannoso. Ma anche in altri casi recenti, a partire dalla pandemia o nei contesti della vita quotidiana, l'ironia viene utilizzata per esorcizzare la paura. Al netto delle criticità legate al funzionamento delle piattaforme, in cui tutto – noi compresi – diventa merce data in pasto all'algoritmo, il meme continua a mantenere significati sfumati e profondi.
Ne abbiamo parlato con il ricercatore Pietro Saccomanno, PhD in Sociologia, che ha studiato a fondo i meme e il loro impatto sull'informazione e la polarizzazione politica sui social media.
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Accostare l'orrore della guerra alla risata e l'ironia pare a molti inconcepibile, di cattivo gusto o addirittura dannoso. Ma anche in altri casi recenti, a partire dalla pandemia o nei contesti della vita quotidiana, l'ironia viene utilizzata per esorcizzare la paura. Al netto delle criticità legate al funzionamento delle piattaforme, in cui tutto – noi compresi – diventa merce data in pasto all'algoritmo, il meme continua a mantenere significati sfumati e profondi.
Ne abbiamo parlato con il ricercatore Pietro Saccomanno, PhD in Sociologia, che ha studiato a fondo i meme e il loro impatto sull'informazione e la polarizzazione politica sui social media.