Naim Rayyan indossa una maglietta della squadra di calcio del Napoli e regge un manifesto: «Da Gaza ferita a Napoli ribelle». Tutto intorno, le rovine della città palestinese. Lo scatto è stato diffuso sul profilo Facebook di Naim, che si definisce creator digitale e sul suo account alterna post sul massacro in corso a Gaza ad altri sul calcio italiano, in particolare sul Napoli.

C’è una connessione tra Napoli e la Palestina, un legame che arriva da lontano. «Per molti anni, specie durante la Prima Repubblica, Napoli è stata un territorio capace di superare le rigidità dei due blocchi, coltivando una linea originale di contatto con i Paesi del Sud Mediterraneo. Una linea che spesso si definisce riduttivamente “filoaraba”, ma che in realtà mirava soltanto a riequilibrare, con un contributo mediatorio autonomo, il legame preponderante USA-Israele consolidatosi dopo il 1967», spiega il giornalista Paolo Mossetti in un post su Facebook.

In questi mesi presidi di sostegno alla causa palestinese sono stati organizzati in numerose città italiane, ma Napoli sembra essersi affermata come la capitale italiana della solidarietà a Gaza. Proprio oggi, giovedì 15 maggio (77° anniversario della Nakba, l’espulsione forzata di oltre 700.000 palestinesi dalla terra in cui abitavano pacificamente) gli attivisti vicini alla Rete Napoli per la Palestina scenderanno ancora una volta in piazza «per contestare il passaggio nelle strade della città della Israel-Premier Tech, squadra israeliana rappresentante del genocidio e dell’occupazione in corso in Palestina, in gara nel Giro d’Italia», si legge in un post sui social.

Un segnale chiaro, l’ennesimo di questo orientamento, è arrivato anche qualche giorno fa, con la reazione cittadina all’ormai noto caso della Taverna Santa Chiara. Oltre mille persone si sono infatti radunate in piazza Municipio per manifestare il proprio sostegno a Nives Monda, la ristoratrice coinvolta in un acceso confronto con due turisti israeliani, immortalato da un video diventato virale sui social. «In piazza c’era più indignazione e sconcerto che rabbia antisraeliana, e certamente nessuno sfogo antiebraico. C’era la paura di vedere perduto, per la città, lo status privilegiato di spazio in cui si può solidarizzare con la causa palestinese e criticare radicalmente l’andazzo israeliano, l’incapacità autocritica delle leadership ebraiche italiane, senza gli arzigogoli e le citazioni “hipster” a cui sono costrette redazioni e salotti a Roma e Milano, che annullano ogni efficacia e disturbo», spiega ancora Mossetti, secondo cui «a Berlino questo sit-in non sarebbe stato tollerato».

Il presidio è stato convocato dopo che l’amministrazione comunale aveva incontrato la coppia e manifestato pubblicamente la propria solidarietà. In risposta, il sindaco Gaetano Manfredi – espressione di una coalizione di centrosinistra – ha ricevuto anche la Comunità Palestinese della Campania, che ha però definito «deludente» il comunicato ufficiale diffuso dal Comune a seguito dell’incontro. Nel frattempo, la Procura di Napoli ha chiesto l’archiviazione della denuncia per discriminazione e antisemitismo presentata dai turisti contro la ristoratrice, non riscontrando elementi per procedere.

La vicenda ha rafforzato la mobilitazione: cittadini, attivisti e realtà sociali si sono stretti attorno alla Taverna, organizzando un presidio davanti al locale e scegliendo di pranzarvi in segno di sostegno. Alcuni hanno esibito adesivi con lo slogan «Per Gaza» e la scritta «Zionists not welcome», che saranno distribuiti agli esercenti intenzionati ad aderire alla campagna.

Ma la mobilitazione prosegue anche su altri fronti. L’ex sindaco Luigi de Magistris, che ha amministrato la città per un decennio dal 2011 al 2021, ha annunciato per sabato 21 giugno, alle 18, un flash mob sul lungomare napoletano: «contro il genocidio, per Gaza, per il popolo palestinese, per la vita contro la morte, per la pace, per ricordare con i corpi le oltre 50.000 vittime dei crimini di guerra dello Stato d’Israele».
L’iniziativa è promossa dall’associazione Life for Gaza, che nei mesi scorsi ha già organizzato due concerti di beneficenza, coinvolgendo decine di artisti e attirando circa 10mila partecipanti.

Il centro culturale Handala Ali, attivo in pieno centro storico, ha messo in vendita la Gaza Cola, la «bevanda al 100% di proprietà palestinese» prodotta e venduta per sostenere le spese per la ricostruzione a Gaza.

Una massiccia rete di solidarietà civica, che ha trovato anche un’inaspettata sponda istituzionale nelle parole del presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca. «Netanyahu fomenta l’antisemitismo, a Gaza è in corso un genocidio e il governo italiano tace», ha dichiarato. Secondo De Luca, «di fronte a tanta barbarie, la memoria dei campi di concentramento rischia di affievolirsi». Il governatore ha definito la situazione a Gaza «una vergogna che dovrebbe lacerare la coscienza di ogni persona perbene». Ha infine auspicato una presa di posizione del governo italiano, ricordando che «l’unico a parlare di quanto sta accadendo è stato Papa Francesco».