«Ho sofferto di un DCA e adesso aiuto chi ne ha uno»
di Melissa AgliettiLuna Pagnin ha 27 anni ed è una biologa nutrizionista specializzata nei disturbi del comportamento alimentare. Prima di intraprendere questa strada professionale, però, ha vissuto in prima persona un lungo percorso di malattia e guarigione. Tra i 14 e i 20 anni ha sofferto infatti di un disturbo del comportamento alimentare, un’esperienza che ha influenzato profondamente il suo percorso di studi e il suo lavoro.
Dopo il liceo si è iscritta alla facoltà di biologia e proprio durante gli anni universitari è arrivata alla guarigione. «Durante il mio percorso universitario sono guarita», racconta. «Ho sempre voluto poter essere d’aiuto per gli altri e così ho deciso di diventare una biologa nutrizionista per supportare chi, come me, soffriva di un disturbo alimentare».
Durante il suo percorso di cura si è resa conto di quanto alcune forme di disturbo alimentare siano ancora poco comprese e raccontate. «Avendo sofferto di binge eating, ho notato quanta poca informazione ci fosse su questa tipologia di disturbo, caratterizzato da grandi “abbuffate” di cibo in poco tempo»
Spesso, racconta Pagnin, il problema viene banalizzato. «C’è chi diceva che sarebbe bastato chiudere la bocca o andare in palestra. In realtà il cibo era solo un modo per far uscire le emozioni». Le abbuffate, spiega, non hanno nulla di piacevole: «A volte si va a fare la spesa e si finisce tutto da soli. C’è la volontà ultima di farsi male».
Oggi quell’esperienza personale è diventata anche uno strumento nel suo lavoro. «Naturalmente vanno messi dei confini tra vita personale e professionale», spiega, «ma raccontare quello che ho vissuto spesso spinge le persone ad aprirsi di più e a farmi entrare nelle loro difficoltà». Sapere di trovarsi davanti a qualcuno che ha attraversato una situazione simile può rendere più facile il dialogo: «Sanno che non si sentiranno giudicate e che non sono lì per essere pesate o etichettate».
Secondo Pagnin, questa condivisione può favorire la costruzione di un rapporto di fiducia tra professionista e paziente. «Tra me e loro non serve una traduzione: c’è una parte diretta che mi viene consegnata e che aiuta molto nella costruzione di un’alleanza terapeutica».
Proprio per questo ha cercato di costruire, anche sui social, uno spazio libero dal giudizio e orientato alla condivisione. «Durante il mio percorso di cura mi sono resa conto che in alcuni casi è mancato l’ascolto», racconta. «È importante costruire strategie personalizzate, pensate davvero sulla persona e non su modelli standard».
Un aspetto che sottolinea spesso riguarda il significato della guarigione. «Da un disturbo alimentare si può guarire, ma non esiste un solo modo di guarire», spiega. «Guarire non significa necessariamente avere un corpo che rientra in uno standard o mangiare o non mangiare determinate cose». Piuttosto, la guarigione riguarda il rapporto con i propri pensieri e con la quotidianità: «Non si misura nel piatto, ma nel modo in cui una persona reagisce ai momenti difficili della vita».
Un altro punto centrale, secondo la nutrizionista, è imparare a separare la persona dalla malattia. «Quando si ha un disturbo alimentare si tende a diventare la propria malattia», osserva. «Ma noi non diremmo mai “io sono la febbre”. Allo stesso modo dovremmo imparare a dire “soffro di anoressia” o di binge eating, non “sono anoressica” o “sono una binge eater”».
Nel percorso di guarigione è utile anche riconoscere quali pensieri provengono dal disturbo. «Chi soffre di un disturbo alimentare spesso si dimentica completamente di ciò che gli piace davvero, perché è concentrato solo sugli schemi che la malattia impone», spiega.
In questo senso, il rapporto con il corpo cambia profondamente. «Guarire non significa per forza amare il proprio corpo», conclude Pagnin. «Significa imparare a rispettarlo. Il nostro corpo non è statico e noi non siamo macchine, ma esseri umani».
Sabato 14 marzo la dottoressa Luna Pagnin sarà tra gli ospiti di “Corpi liberi”, una giornata gratuita aperta alla cittadinanza e dedicata a chi vive, ha vissuto o desidera comprendere meglio i disturbi alimentari. L’iniziativa è organizzata da Lilac – Centro DCA, digital health tech startup composta da una rete multidisciplinare di professionisti specializzati nel trattamento dei disturbi alimentari, insieme a Peso Positivo, progetto dell’Associazione Famiglia Peppino Fumagalli impegnato nella prevenzione dei disturbi alimentari, con il supporto di LCA Studio Legale.