Il 9 marzo la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha pubblicato un video sui social per invitare a votare Sì al referendum sulla riforma della giustizia del 22 e 23 marzo. Secondo la premier, sulla riforma si sarebbe creato «un clima di forte confusione». Per questo ha provato a chiarire alcuni punti della riforma e le ragioni del sì. Diverse delle affermazioni nel video, però, risultano semplificate o imprecise. Analizziamo le principali.

«Nella gran parte dei Paesi europei la separazione delle carriere già esiste»

In realtà il quadro è più complesso. I sistemi europei sono molto diversi tra loro e non c’è un confine netto fra “separati” e “unificati”.  In alcuni Paesi i pubblici ministeri fanno parte della magistratura, in altri sono collocati nell’ambito dell’esecutivo. Inoltre, in alcuni ordinamenti spesso citati come esempio di separazione delle carriere, come la Germania, i pm non hanno lo stesso grado di autonomia di quelli italiani.

«Il sorteggio toglierà il CSM alle correnti e ai partiti»

La riforma prevede effettivamente due nuovi CSM – uno per i giudici e uno per i pubblici ministeri – e introduce il sorteggio per selezionare i componenti togati. Ma dire che in questo modo la politica scompare dal processo di selezione non è corretto. Per quanto riguarda i membri laici, il Parlamento continuerà a selezionare un elenco di professori e avvocati tra cui verranno poi sorteggiati i componenti dei due CSM. In altre parole, la politica continuerà a decidere quali nomi entrano nella lista da cui verrà effettuato il sorteggio.

«Finalmente i magistrati saranno giudicati da un organismo terzo»

Questa ricostruzione è parziale. Oggi i magistrati ordinari sono giudicati disciplinarmente dal Consiglio Superiore della Magistratura, l’organo di autogoverno della magistratura, e un meccanismo simile esiste anche per altre magistrature, come quella amministrativa, contabile, tributaria e militare.  La riforma prevede invece l’istituzione di un’Alta corte disciplinare: se entrasse in vigore, solo i magistrati ordinari verrebbero giudicati da un organo separato.

Il riferimento agli errori giudiziari

Meloni richiama anche il tema degli errori giudiziari, parlando di persone lasciate «in carcere per mesi e mesi» o di criminali rimessi in libertà per scelte ideologiche.  Gli errori giudiziari esistono e talvolta vengono riconosciuti quando emergono nuovi elementi anche a distanza di tempo. Il sistema italiano prevede comunque strumenti, come appello, ricorso in Cassazione e revisione del processo, per correggerli. Non ci sono però evidenze che questi casi abbiano un legame con la separazione delle carriere, e richiamarli nel dibattito sulla riforma è fuorviante.