Se oggi celebriamo la Repubblica è grazie a un referendum
Il 2 giugno 1946 gli italiani e le italiane furono chiamati alle urne per scegliere tra monarchia e repubblica. Vinse la Repubblica, dando vita all’Italia che oggi celebriamo. Quel giorno fu storico anche per un altro motivo: per la prima volta in una consultazione nazionale votarono anche le donne. Alle urne si presentarono oltre 25 milioni di persone, quasi l’89% degli aventi diritto.
Tra pochi giorni abbiamo un’altra occasione per cambiare le cose. Domenica 8 e lunedì 9 giugno saremo infatti chiamati a esprimerci su cinque referendum abrogativi. I primi quattro riguardano il mondo del lavoro e sono stati promossi dalla CGIL con l’obiettivo di ridurre la precarietà e aumentare la sicurezza. Il quinto referendum propone di ridurre da 10 a 5 gli anni di residenza legale necessari per richiedere la cittadinanza italiana.
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In un referendum abrogativo, votare Sì significa voler cancellare una legge o una parte di essa, mentre votare No equivale a confermarla così com’è. Ma perché la consultazione sia valida, è necessario che partecipi almeno il 50% più uno degli aventi diritto. Su 72 referendum abrogativi nella storia della Repubblica, soltanto 39 hanno raggiunto questo quorum. L’ultima volta è successo ben 14 anni fa, e il rischio concreto è che questa statistica si allunghi.
La maggioranza di Governo ha deciso di puntare apertamente sull’astensione. Il presidente del Senato, Ignazio La Russa, ha addirittura dichiarato di voler fare campagna affinché «la gente se ne stia a casa». Altri esponenti hanno ironizzato dicendo che «andranno al mare». Nel frattempo, i referendum hanno trovato pochissimo spazio anche sui media tradizionali. Secondo i dati ufficiali di Agcom, tra il 9 aprile e il 10 maggio le principali reti televisive hanno dedicato ai referendum meno dell’1% del tempo d’informazione: la Rai meloniana si è fermata allo 0,62%, Mediaset allo 0,45%, mentre La7 e Sky Italia si sono attestati rispettivamente allo 0,75% e 0,82%. Numeri che parlano chiaro.
Se oggi celebriamo la Repubblica, è grazie a un referendum. E chi ha paura dei referendum, ha paura del tuo voto.