«Articolo 52 è un’idea». E come tutte le idee può essere copiata e replicata. Quindi se un gruppo «anticrimine» viene sciolto, se ne crea un altro. Nel frattempo, ci si inizia a contare, e soprattutto ad organizzare le ronde. È quello che sta succedendo all’autoproclamato Movimento che prende il nome dall’articolo della Costituzione in cui si ricorda che «la difesa della Patria è sacro dovere del cittadino». I nemici da cui difendersi sono i delinquenti accusati di portare degrado e insicurezza nelle città. I bersagli sarebbero soprattutto gli stranieri e i giovani di seconda generazione, definiti “maranza”.

 

Mercoledì sera si è svolta la prima riunione di chi ha aderito a questa “idea”, che consiste nel formare ronde auto-organizzate per assicurare la sicurezza nei quartieri, a partire da Milano. Durante una chiamata su zoom a cui VD News ha avuto accesso è stato presentato un piano di azione e sono state raccolte le prime adesioni. Soprattutto, sono state confermate le intenzioni di utilizzare la violenza quando serve, al contrario di quanto dichiarato nelle chat e sui social con l’obiettivo di smentire le ricostruzioni della stampa.  Ma andiamo con ordine, perché da domenica scorsa – giorno in cui Art.52 si è presentato sui social – a oggi, l’autoproclamato Movimento ha subìto diverse e decisive trasformazioni. Dopo che lunedì mattina VD ha rivelato l’esistenza del gruppo Telegram nato con l’obiettivo di aggregare volontari per formare ronde su Milano, la notizia è stata ripresa dai maggiori media e siti di informazione italiani. Nel frattempo Polizia e Carabinieri continuano a indagare per capire chi ci sia dietro.

Milano, giovane aggredito a calci e pugni da una ronda anti-maranza

 

L’iniziativa era stata promossa su Instagram con il video, ripreso sulla Darsena, del pestaggio di una persona di origine africana accusata di aver rubato una collana. Una scritta in sovraimpressione recitava: «Maranza viene catturato», mentre la caption descriveva l’ascesa di un movimento fino a quel momento sconosciuto. Si chiama Articolo 52, e si dichiara pronto a «combattere la violenza con la violenza». Dell’episodio in zona Navigli non conosciamo al momento né gli autori né la vittima – che per ora non ha presentato denuncia – e neanche quando il fatto sia avvenuto. Ma l’invito a seguire l’esempio è bastato a convincere migliaia di persone a entrare nella chat Telegram del Movimento. 

 

 

Da mercoledì pomeriggio, però, quella chat non è più raggiungibile, così come i vari sottogruppi creati per progettare le ronde nei vari quartieri della città. L’ultimo messaggio diffuso è uno screen di Meta che annuncia la chiusura della pagina Instagram del Movimento, che intanto aveva raggiunto 14mila follower in 3 giorni. Il gruppo Telegram contava invece circa 7mila membri prima di sparire nel nulla.  Muore la chat, ma rimane, appunto, l’“idea”. «Articolo 52 è un’idea: potete organizzarvi privatamente nei gruppi cittadini», mettevano in chiaro gli amministratori per difendersi dalle attenzioni di stampa e autorità. Ora i seguaci di quell’idea si stanno davvero organizzando, ma non come ipotizzato. Infatti nei gruppi territoriali ci si era accorti presto che senza una guida era impossibile controllare le chat. Nel mentre cresceva il sospetto che l’iniziativa fosse in realtà una messinscena per intascarsi il denaro delle donazioni destinate – almeno in teoria – alle spese legali, che venivano fortemente sollecitate. 

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Ma prima che saltasse tutto, un utente su cui manteniamo l’anonimato ha preso in mano la situazione, convincendo molti altri a seguirlo in un nuovo canale: Articolo 52 Lombardia, ora rinominato semplicemente Art 52. Al momento della pubblicazione di questo articolo conta più di 650 iscritti, ed è collegato a una pagina Instagram con oltre 400 follower, oltre che a un account su X. Rivendica di essere l’unico canale ufficiale del Movimento. È su Telegram che viene condiviso il link alla prima riunione ufficiale, si terrà su zoom. È aperta a tutti, serve a contarsi e a dare le prime indicazioni. Poi, comunicano, chi è «davvero interessato sarà inserito nel gruppo operativo, previa identificazione ». «E poi partiamo con le ronde».

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Quello che segue è il resoconto esclusivo dei punti salienti emersi nella prima mezz’ora della videocall, che VD ha appuntato ascoltando le conversazioni tra i presenti. Resta ovviamente un racconto parziale e non esaustivo, da cui ometteremo per privacy molte informazioni sui presenti. Ci racconta in modo chiaro cosa possiamo aspettarci in futuro. Ci sono due persone a guidare la conversazione, quello che si presenta come l’admin del gruppo e un altro uomo, che si identifica come uno degli utenti più attivi nel nuovo canale. Sembra che i due si conoscano. Il secondo è a volto scoperto con la fotocamera accesa. Spiegano subito che «il progetto è in campo da tempo, ma non c’erano né i mezzi né le persone per portarlo avanti: vediamo adesso se ci riusciamo grazie a quello che è successo. La gente si è svegliata ma serve andare avanti nella legalità». 

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Questo è un punto chiave: in un comunicato stampa pubblicato mercoledì il Movimento si dissociava fermamente dall’episodio avvenuto a Milano e condannava «ogni forma di violenza». Ma L’admin ci tiene subito a dire che capisce le ragioni del pestaggio: «I ragazzi erano stanchi, avrei reagito allo stesso modo». Poco più tardi, quando un ragazzo – anche lui con la fotocamera accesa – gli chiede cosa intenda per «agire nella legalità», non si fa problemi a dire che bisogna rispettare la legge «fino a quando si può». Ma se le cose si mettono male bisogna «andare fino in fondo: chi sbaglia paga». E qui alza il tono della voce, per far capire che non scherza. È anche un modo per intimorire chi pensa di fare il doppio gioco. Qualcuno lo dice in modo chiaro e perentorio: «Non fate gli infami con la polizia». Moderare il linguaggio, quindi, per non allertare l’opinione pubblica e le autorità. L’altro uomo che guida la conversazione avverte: «Dovete stare attenti a cosa dite perché se no veniamo presi di mira. Non dobbiamo fare errori come Articolo 52 e altri. Oltre ad aver preso le botte hanno avuto anche problemi legali». Insomma: «Non possiamo dire marocchino di merda». Ma solo pochi minuti più tardi, mostrando ai presenti un gilet modello militare («con questo blocchi le coltellate, dovrete compralo tutti»), ammette: «Se voglio pestare un magrebino io lo pesto, me ne frego di cosa vado incontro. lo pesto perché ha sbagliato».

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Gli utenti escono ed entrano dalla call in modo caotico, si inizia in 13 e si arriva a un massimo di 31 partecipanti. Non prendono parola in molti, ma sono quasi esclusivamente uomini. Si cercano almeno 10 persone «di cui potersi fidare», con l’obiettivo di arruolarne una quarantina «da dividere per zone» in cui effettuare le ronde, ma dei dettagli specifici se ne parlerà dal vivo. Anche perché sembra chiaro che una volta costruito il gruppo operativo le conversazioni verranno relegate a chat private.  Verrà distribuito del materiale: telefoni, bodycam e walkie-talkie. «Noi non chiediamo soldi a nessuno», spiegano, prendendo le distanze dalla chat in cui è esploso il Movimento. C’è già una prima missione: una signora anziana che vive fuori Milano ha bisogno di aiuto per un paio d’ore durante il weekend. «Servono due persone appostate che la proteggano da spacciatori, marocchini e drogati». Si raccolgono volontari. Chi vuole scrive direttamente in privato il suo nome e il contatto, così può essere aggiunto al gruppo operativo. Ora si attende solo di agire: «Da stasera in poi iniziamo a far sentire la presenza sul territorio».

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Prima che la mezz’ora di call finisca un ragazzo chiede perché abbiano deciso di aprire a chiunque la call. «Non è pericoloso?». Risponde quello che insieme all’admin ormai pare uno degli organizzatori, dicendo che non c’è nulla da temere. Millanta una lunga esperienza in questo campo e può assicurare che «non stiamo facendo niente di illegale, siamo liberi di parlare. Siamo a favore della legge». Poi si chiude la videochiamata, probabilmente è scaduto il tempo prestabilito. Nella chat chiedono a tutti di rientrare. Non sappiamo cosa si siano detti dopo. Ma stamattina sulla chat interna del canale l’admin confermava i colloqui per entrare nel gruppo operativo. Questa è la storia del Movimento Articolo 52, e di come sia diventato un’”idea” che ha convinto migliaia di persone. Alcune di queste, molte meno, paiono pronte a uscire dalla bolla online per applicarla davvero, quell’“idea”. C’è anche chi sostiene che il Movimento esistesse già, ma per qualche motivo, qualcuno ne avrebbe rubato l’identità. Il 9 marzo, giorno in cui è stato pubblicato il video dell’aggressione sui Navigli, un canale Telegram dal nome Articolo 52 ha scritto di essere l’«unica pagina ufficiale». Aveva più di 1600 iscritti e ieri ha ribadito che tutti gli altri profili sarebbero fake. Ma da oggi pomeriggio non è più raggiungibile. Il gruppo che si è riunito su zoom ieri sera ha rivendicato la stessa cosa – di essere il gruppo originale.

 

Ci limitiamo a riportare quanto è stato condiviso pubblicamente, nell’attesa che le indagini delle forze dell’ordine facciano il loro corso.