Pestano gli stranieri «per difendere la Patria»: dentro la chat che organizza le ronde “anti-maranza” a Milano
di Samuele MaccoliniSiamo sulla riva meno trafficata della Darsena, a Milano, ed è sera. Ci sono almeno tre persone vestite di nero, col cappuccio alzato. Sono giovani, forse minorenni. Un altro li segue con la videocamera del telefono accesa. Fermano un ragazzo straniero e lo accusano di aver rubato una collana. Lui giura di non essere un ladro, ma loro non gli credono. E così, partono le botte: pugni e calci, anche in faccia. Fino a quando il ragazzo non inizia a sputare sangue.
Milano, giovane aggredito a calci e pugni da una ronda anti-maranza
Il video che riprende la scena è stato condiviso su Instagram domenica 9 marzo, accompagnato dal testo «Maranza viene catturato». È il biglietto da visita di quello che si presenta con il nome di Movimento Articolo 52. Il riferimento è all’articolo della Costituzione italiana che si apre con la frase: «la difesa della Patria è sacro dovere del cittadino». Ora quella scritta è diventata il motto di un gruppo che vuole combattere il degrado «con la violenza», come rivendica in un post sulla sua neonata pagina Instagram. L’obiettivo dichiarato è quello di organizzare ronde per assicurare la sicurezza del territorio. Come? Prendendo di mira chi delinque, a partire dalle persone straniere, e in particolare le comitive formate da ragazzi delle seconde generazioni e adolescenti di origini migratorie: quelli che vengono definiti nel linguaggio informale con il termine “maranza”, accusati di seminare il caos restando impuniti. «Queste bestie se ne fregano della vostra debole e inutile giustizia», recita la didascalia che accompagna il video del pestaggio. «Se non c’è un braccio armato di solide manette, la legge rimane lettera morte e vile».
L’accusa verso lo Stato, giudicato inetto, è forte. «Questa altro non è che la manifestazione di un malessere che i cittadini esprimono da anni e che le istituzioni ignorano». «Siamo stanchi di soprusi», aggiungono. Per questo ora vogliono fare qualcosa di concreto. Il video del pestaggio è servito a farsi conoscere. Anche perché è stato rilanciato con successo da diversi account che utilizzano questo genere di contenuti come forma di denuncia verso il degrado cittadino – vero o presunto che sia, amplificando una percezione diffusa. Il passo successivo è formare gruppi organizzati pronti a «ripristinare l’ordine» in città.
Art. 52 infatti non si è limitato a promuovere le ronde. Sempre domenica ha aperto su Telegram un gruppo in cui si può entrare tramite un link condiviso nella BIO della pagina Instagram. VD News ha seguito le conversazioni nei suoi primi due giorni dal lancio per documentarne l’attività: quello che emerge è uno spaccato inquietante e inedito di una Milano sull’orlo di «una guerra civile», come afferma un utente. Il gruppo ha un duplice obiettivo: segnalare episodi di microcriminalità (come furti e scippi) e aggregare volontari pronti a «controllare» il proprio quartiere di riferimento. In meno di 48 ore il gruppo – nominato “Gli Orgogliosi” – ha raccolto più di 1300 adesioni (nella mattinata del 12 marzo se ne contano già circa 6500). I primi messaggi mettono in chiaro che si fa sul serio, almeno a parole: «Verrete contattati in privato per organizzare i sotto gruppi delle ronde nei vari quartieri più disagiati». Ma l’account con cui è entrato VD News non ha ricevuto messaggi.
Anzi, il gruppo è passato subito alla fase organizzativa: con un sondaggio anonimo gli iscritti hanno iniziato a segnalare le zone della città in cui vivono, scegliendo tra Nord, Sud, Est e Ovest. In seguito sono stati diffusi i link per aderire ai gruppi Telegram di quartiere per organizzare le ronde. Questi gruppi territoriali contano già decine di membri ciascuno e intendono agire «in determinate fasce orarie». Per «controllare che tutti righino dritto», spiega l’admin sul gruppo principale. Mentre i partecipanti aumentano di ora in ora, le comunicazioni si susseguono caotiche. Viene annunciata la creazione di un fondo cassa per coprire «eventuali spese legali» e comprare spray al peperoncino, walkie talkie e altra «attrezzatura di difesa». Offerta libera, basta mandare i soldi all’IBAN pubblicato su Telegram e nelle stories del profilo Instagram, dove si chiarisce: «lo Stato non vede di buon occhio le nostre azioni, dunque queste saranno le uniche 24 ore in cui si potrà contribuire da remoto». Poi si accetteranno solo donazioni di persona.
Il tempo passa. Forse allertati da qualche utente preoccupato per potenziali infiltrati, gli organizzatori mettono in chiaro che «non siamo un gruppo armato né tanto meno una milizia», e quindi «nessun assembramento di massa per evitare inutili guai con le Forze dell’Ordine». In un momento di lucidità aggiungono: «Oltre alle mani bisogna usare l’intelligenza, altrimenti è un attimo che lo Stato ci denunci». Con il passare delle ore, il linguaggio infuocato del primo post lascia spazio a una difesa preventiva. In un storia pubblicata su instagram nel tardo pomeriggio di lunedì annunciano che presto Art. 52 verrà ospitato in radio «per raccontare dei nostri ideali». «Vogliono raccontarci come criminali che assaltano le persone (discutibili) quando nasciamo con lo scopo di girare e rendere sicure le strade prevenendo crimini e fermando i malfattori affinché vengano consegnati alla giustizia».
Ma nel frattempo sul gruppo gli utenti si scatenano. Uno manda un vocale: «Possiamo dimostrare che in tanti, insieme, possiamo davvero fare qualcosa». Un altro, che afferma di avere origini brasiliane, dice che «è diventata una guerra civile» e che la comunità brasiliana è pronta a sostenere la causa. C’è poi chi chiede di creare un gruppo che copra le zone centrali di Milano, «che sono piene di merda». E ancora frasi di sostegno: «Siete dei grandi, avete tutto il mio appoggio». Qualcuno propone di replicare i gruppi altrove. Si fanno i nomi di Monza, Roma e le Marche. Intanto inizia a circolare un volantino che annuncia un raduno in Piazza Duomo, programmato per il prossimo weekend. L’admin è costretto a intervenire per calmare le acque: «Nessuno di noi ha organizzato niente». Si sospetta un’imboscata. «State attenti».
Iniziano ad arrivare le prime segnalazioni su Milano. Si tratta di episodi di microcriminalità come furti di telefoni, aggressioni per strada e un accoltellamento in metropolitana di cui si è parlato nei giornali locali. Sono passati solo due giorni, ma Art.52 è già equipaggiato. Alle 20.49 di lunedì gli organizzatori scrivono che «stiamo già acquistando i primi bancali di spray con le poche donazioni arrivate». Le ronde sono pronte. Avvertono: «Stasera in alcune zone di Milano qualcosa già si muoverà». Al momento non è chiaro quanto sia solida e strutturata l’organizzazione di Art. 52, e quindi è prematuro determinare se riuscirà a “capitalizzare” il consenso online nella vita reale. Il quotidiano Il Giorno ha scritto in un articolo pubblicato lunedì sera che gli accertamenti preliminari della polizia stanno cercando di risalire agli organizzatori. Non risultano intanto denunce per il blitz in Darsena, ma gli investigatori cercano filmati e testimonianze per fare chiarezza sull’accaduto.
L'estrema destra a caccia di "maranza"
L’origine del Movimento sembra spontanea, come quella di altri gruppi Telegram che diffondono propaganda d’odio. E anche se l’utilizzo frequente del tricolore e il riferimento alla difesa della Patria non lasciano molto spazio a interpretazioni circa l’orientamento politico, non sono per ora emersi legami con gruppi di estrema destra consolidati. Non ci sono indizi, ma un precedente. Solo un mese fa la Rete dei Patrioti (nata nel 2020 da una scissione di Forza Nuova) derubricava a «grotteschi passatempi virtuali di ragazzini annoiati» la marcia antidegrado promossa a Bologna da un’altra giovane realtà patriottica attiva su Telegram (Rivoluzione Nazionale). Come vi avevamo raccontato all’epoca su VD in questo video, anche in quel caso c’era l’odio verso i “maranza” a motivare l’azione di controllo sul territorio. Ma la marcia era stata infine vietata dalla questura del capoluogo emiliano. A Milano ora si replica lo stesso copione, ma con un’importante differenza: la violenza non si nasconde più. Viene mostrata per raccogliere consenso, in attesa dell’effetto emulazione.