«Ambiente tossico? Mi dimetto»
Il salario resta importante, ma non basta più a trattenere le nuove generazioni nel mercato del lavoro. Per molti giovani l’occupazione non è solo una fonte di reddito, ma un elemento centrale dell’equilibrio tra vita, tempo libero e relazioni personali. È il quadro che emerge dalla seconda fase della ricerca internazionale “Footprints. Young People: Expectations, Ideals, Beliefs”, presentata a Roma alla Pontificia Università della Santa Croce e realizzata con Gad3 su oltre novemila giovani tra i 18 e i 29 anni in nove Paesi.
Il dato più rilevante riguarda la disponibilità a rinunciare a un lavoro stabile e ben retribuito in presenza di un ambiente percepito come tossico: quasi un giovane su due lo farebbe, con percentuali superiori al 50% tra le donne. Il salario resta centrale per circa un terzo del campione, ma non è più l’unico fattore decisivo. Accanto allo stipendio tradizionale emerge lo “stipendio emotivo”: qualità delle relazioni, benessere psicologico, equilibrio vita-lavoro. «I giovani vogliono lavorare per vivere, non vivere per lavorare», sintetizza Narciso Michavila, presidente di Gad3.
Non si tratta di un rifiuto del lavoro, ma di una sua ridefinizione. Anche il linguaggio conferma il cambiamento: “passione”, “carriera” e “responsabilità” restano centrali, mentre arretrano “sacrificio” e “dovere”. Più della metà indica nella mancanza di opportunità il principale ostacolo all’ingresso nel lavoro. L’università è ritenuta importante dall’87%, ma contano sempre di più le soft skills: lavoro di squadra, comunicazione, relazioni. La famiglia resta il principale riferimento per il 62%.
Il 90% considera il riposo essenziale, ma oltre il 60% si sente spinto a restare produttivo anche da stanco. Il 71% ha esperienza di lavoro o studio da remoto: la flessibilità è un vantaggio, ma il 40% segnala isolamento e peggioramento della comunicazione. Tra i giovani con una “vocazione professionale”, i livelli di soddisfazione sono più alti rispetto a chi non la percepisce. Sanità, istruzione e ingegneria sono i settori in cui questa dimensione emerge con maggiore forza. Infine, tra i credenti si registrano maggiore partecipazione civica e più fiducia nel futuro. «Molti giovani continuano a cercare senso», osserva Michavila. Tra i credenti, oltre il 60% attribuisce al lavoro anche un significato non solo economico.