Per i dipendenti PAM «o ti pieghi al "padrone" o sei fuori»
Dopo il caso dei tre dipendenti licenziati per non aver superato il test del “finto cliente” o del “carrello”, in cui un ispettore aziendale nasconde merce dentro altre confezioni come quelle delle uova o della frutta, la dirigenza di Pam Panorama e le strutture nazionali di Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs si sono incontrate a Roma.
Nell’incontro, che è stato molto teso, Pam ha ribadito l’intenzione di non ritirare i licenziamenti. Ma, come spiegano i sindacati, l’azienda sarebbe colpevole anche di altri comportamenti scorretti e irregolari nei confronti dei lavoratori e delle lavoratrici. «Si registrano contestazioni a pioggia per i motivi più disparati, spesso pretestuosi: merce esposta in modo ritenuto non corretto, presunte lamentele di clienti, fino a sanzioni spropositate», spiegano i sindacati. «Si parla di multe superiori alle quattro ore per ritardi di pochi minuti, sospensioni cautelative per presunte irregolarità in punti vendita dove un solo dipendente è costretto a sorvegliare più corsie, fino ad arrivare a licenziamenti del tutto immotivati».
Per i sindacati «è ormai evidente la volontà dell’azienda di colpire una specifica fascia di dipendenti: lavoratrici e lavoratori con anzianità significativa, età anagrafica elevata, titolari di legge 104 o con limitazioni su salute e sicurezza». «In breve - spiegano - chi non risponde ai livelli di produttività auspicati dall’azienda».
Nel frattempo, Pam Panorama ha definito «diffamatorio» quanto denunciato dalle organizzazioni sindacali, che riportano però anche un «fatto inquietante»: «la presenza, in fondo alla sala, di un soggetto non identificato che, solo dopo l’insistenza delle organizzazioni sindacali, è stato qualificato come addetto interno alla sicurezza». «Un fatto grave e lesivo delle prerogative sindacali», hanno detto. «Di cosa ha paura l’azienda? Forse un tentativo di intimidire la platea? A ciò si è aggiunta la presenza di ulteriori persone qualificatesi come funzionari della Questura. Sembra un ritorno a un modello ottocentesco, dove o ci si piega alle esigenze del “padrone” o si è fuori»