Gli animatori sono assunti a 3 euro l’ora. È sfruttamento legalizzato
Per molte persone che hanno lavorato da animatore o animatrice durante l’estate, si tratta di un segreto di pulcinella. Se sui lavori a nero si è detto molto, si parla meno del sistema che regge i contratti registrati in questo settore. Parliamo di CCNL che vengono sottoposti a una forza lavoro giovane e temporanea, quindi meno esperta e protetta. Perciò spesso sono tarati al ribasso: pesano il minimo sul budget, mentre offrono al lavoratore condizioni economiche svantaggiose per quanto legali. Questo genere di contratti offre un grande assist agli imprenditori del turismo, che così possono legittimare un modello di impresa basato sul continuo turnover di personale a basso costo.
A far emergere questo quadro è stata la giornalista Charlotte Matteini. Su Today ha ricostruito la vicenda di Gilberto, un 20enne che ha raccontato sui social di aver rifiutato una posizione da animatore una volta raggiunto l’hotel in cui avrebbe dovuto lavorare a Rimini. Dopo essere entrato nella stanza sporca, con evidenti tracce di muffa, in cui avrebbe dovuto soggiornare, ha scelto di andare via.
In un video diventato virale ha spiegato la decisione: «Ditemi voi se vi sembra normale per 650 euro al mese vivere in una situazione del genere, sottopagato, sfruttato e prendendomi le peggiori malattie», racconta. A Matteini su Today ha poi detto di non pretendere «certo la suite di un Grand Hotel, ma un ambiente quantomeno pulito e salubre». I responsabili avrebbero risposto alle rimostranze dicendo che lui sarebbe «troppo sensibile» e senza «spirito di adattamento». Secondo quanto ricostruito, da contratto Gilberto avrebbe lavorato 45 ore a settimana per 1.300 euro circa. Da questo stipendio però sarebbero stati scalati vitto e alloggio, secondo la il “comfort pack” previsto nel contratto. Gilberto, quindi, avrebbe lavorato full time a 630 euro circa per 31 giorni lavorativi, poiché dalla busta paga gli sarebbero stati automaticamente scalati 707 euro per coprire le altre spese. «A conti fatti avrebbe lavorato per circa 3 euro netti all’ora», scrive Matteini.
Tutto ciò non solo è possibile, ma è anche legale. Il giovane non era stato assunto direttamente dall’hotel, bensì reclutato dall’agenzia Peter Pan Animazione, la quale mediante la Servipan Italia srl, gestisce i servizi di animazione per gli hotel e resort fornendo forza lavoro in appalto. A legarlo alla Servipan Italia srl c’era uno dei cosiddetti CCNL pirata. Sono contratti riconosciuti e legali a tutti gli effetti, ma in genere poco vantaggiosi per il lavoratore. Sono infatti firmati da sindacati minori che hanno poca rappresentanza. La stessa Servipan Italia srl si presenta agli albergatori scrivendo sul proprio sito di affidarsi a «soluzioni contrattuali innovative che favoriscono la ripresa del comparto Turistico-Alberghiero». Come? «Con un approccio strategico alla flessibilità e alla gestione delle prestazioni lavorative, ottimizziamo i costi del personale, consentendoti così un vantaggio economico». Nel caso di Gilberto e di altri ragazzi intervistati da Matteini, «i contratti applicati agli animatori impiegati seguono quanto previsto dal ccnl Federterziario Animazione Turistica, regolarmente depositato e applicabile al settore», spiega Peter Pan Animazione.
«Tutti i contratti vengono consegnati e firmati prima dell’inizio dell’attività lavorativa, dopo un confronto diretto tra le parti e un’attenta illustrazione delle clausole. Nulla viene imposto o modificato successivamente – continua – Attribuire al comfort pack una valenza “detrattiva” dalla retribuzione, come se fosse una trattenuta, non è corretto: si tratta di un’opzione contrattualmente prevista che semplifica logisticamente la vita ai lavoratori stagionali. Se non offerta, il lavoratore sarebbe costretto a sostenere in proprio spese per vitto, affitti turistici, trasporti, lavanderie, eccetera, spesso ben più onerose. Le ore lavorate sono retribuite come da normativa, senza alcuna forma di compressione illegittima». Dopo l’inchiesta di Matteini il fondatore dell’agenzia Antonio Cafarelli si è difeso in un’intervista rilasciata al Corriere di Bologna. «Quella ricostruzione [di Gilberto ndr] non è corretta. Ha detto cose inesatte e siamo molto dispiaciuti», spiega. Nello specifico, dice Cafarelli, Gilberto avrebbe dovuto chiamare direttamente l’agenzia che avrebbe gestito il «problema». «Nove volte su dieci» viene risolto, assicura.
Non nega però le condizioni contrattuali. «La paga base al primo ingresso come nel caso di Gilberto al primo anno senza esperienza sarebbe equivalsa a 1307 euro per un massimo di 45 ore settimanali con giorno di riposo obbligatorio. È vero è compreso il comfort pack: in pratica garantiamo vitto e alloggio detraendo tutto dai 1307 euro».