Il caporalato conquista il Nord Italia
L'associazione ambientalista Terra! ha presentato un rapporto che analizza lo sfruttamento del lavoro agricolo nelle regioni del Nord Italia, in particolare Piemonte, Veneto, Friuli e Lombardia. L'inchiesta – condotta sul campo – evidenzia le gravi condizioni di lavoro in comparti come il vitivinicolo e l'ortofrutticolo, con un focus sulla provincia di Cuneo, la zona del Prosecco in Veneto e i Colli Orientali.Il rapporto mette in luce gli "ingredienti" del caporalato, che si manifestano attraverso forme di intermediazione illecita, manodopera straniera vulnerabile e sfruttata e le pessime condizioni abitative dei lavoratori.
Le cooperative spurie, le SRLS e le Partite IVA senza legami diretti con la terra stanno diventando i principali strumenti di sfruttamento. La manodopera, sempre più composta da migranti provenienti dall'Asia e dall'Africa, è spesso ricattabile e isolata, e le condizioni di lavoro sono segnate da orari estenuanti e salari bassissimi.In Lombardia la situazione del caporalato è particolarmente critica, con circa 70.000 lavoratori agricoli irregolari, specialmente nelle province di Mantova e Brescia, dove le forme di sfruttamento sono ormai una prassi consolidata. In Piemonte, invece, la provincia di Cuneo ha visto un aumento dello sfruttamento, specialmente nel settore vitivinicolo – ma ha anche avviato un processo di cambiamento: recentemente, infatti, è stato firmato un protocollo per migliorare le condizioni di vita e di lavoro dei braccianti.
Fabio Ciconte, presidente di Terra!, sottolinea che la politica deve intervenire per eliminare le cause strutturali che alimentano lo sfruttamento, come l’assenza di un incontro tra domanda e offerta di lavoro, la carenza di regole sui trasporti e le condizioni abitative indegne. «La politica regionale», aggiunge, «dovrebbe fare un passo decisivo per contrastare l’illegalità». Terra! non si limita a denunciare il fenomeno, ma propone soluzioni – come nel caso della Lombardia – con un "Policy Brief" che offre raccomandazioni concrete per prevenire il caporalato, migliorare le politiche di integrazione e rendere antieconomico lo sfruttamento del lavoro agricolo.