Gli attacchi contro le navi civili dirette a Gaza sarebbero «stati realizzati con mezzi operativi trasportati da Israele a Malta e Sicilia», condotti «utilizzando spazi aerei sovrani di Italia e Malta» e non «sarebbero stati possibili senza la piena conoscenza di due stati sovrani europei, nonché la collaborazione degli Stati Uniti tramite la base di Sigonella». Sono accuse pesanti quelle contenute in un dossier visionato da VD del Global Movement to Gaza (Gmg) – una delle organizzazioni della Global Sumud Flotilla – che accusa Israele e i suoi alleati occidentali per i due attacchi con droni compiuti il 9 e 10 settembre in Tunisia contro le imbarcazioni Family (bandiera portoghese) e Alma (bandiera britannica), ancorate nel porto di Sidi Bou Said.

Al centro delle contestazioni c’è soprattutto l’atterraggio di un C-130 israeliano a Sigonella (Catania) il 2 settembre, di cui VD aveva già dato notizia. L’aereo – atterrato nella base siciliana alle 16:40, ripartito alle 20:17 e rientrato a Nevatim poco dopo la mezzanotte – «ha tra le sue funzioni il trasporto di droni». All’epoca, però, la Difesa italiana aveva parlato di un semplice «atterraggio tecnico» per rifornimento, precisando che a bordo c’era solo personale logistico.

Per il Gmg, quella sosta va invece inquadrata in una manovra più ampia, che include anche l’atterraggio quasi contemporaneo a Malta di un C-130J Super Hercules – modello più moderno – il cui tracciamento sarebbe stato disattivato durante la discesa. Nello stesso arco di tempo due Gulfstream 5 da ricognizione hanno sorvolato Malta e la costa tunisina, per poi rientrare anch’essi a Nevatim. In sintesi, il 2 settembre quattro aerei militari israeliani – due cargo e due da sorveglianza – hanno operato tra Israele, la Sicilia e Malta, per poi fare ritorno alle basi. Una dinamica che, sottolinea il Gmg, ricorda quanto accaduto il 1° maggio, quando la nave Conscience della Freedom Flotilla fu colpita al largo di Malta dopo la presenza di un C-130 israeliano sull’isola.

Il documento richiama inoltre l’intensa attività aerea di Stati Uniti e Italia nelle settimane precedenti agli attacchi: droni statunitensi Global Hawk, aerei P-8 Poseidon e mezzi dell’aeronautica italiana – un elicottero Augusta AW-139 e un ATR-72 – avrebbero sorvolato quasi quotidianamente, tra fine agosto e l’11 settembre, i porti di Catania, Augusta e Siracusa, da cui partiva il segmento italiano della Flotilla.

Il Gmg definisce gli attacchi «atti terroristici», mirati non ad affondare le imbarcazioni ma a intimidire gli attivisti e rallentare la missione. Le bombe incendiarie utilizzate avrebbero colpito navi battenti bandiere di Portogallo e Regno Unito, in territorio tunisino, configurando – secondo il dossier – una violazione della sovranità di almeno tre Stati, oltre che del diritto internazionale.

Nelle conclusioni, il dossier ribadisce che Israele sarebbe il diretto responsabile degli attacchi e che questi non sarebbero stati possibili «senza la piena conoscenza di due stati sovrani europei, nonché la collaborazione degli Stati Uniti tramite la base di Sigonella». Infine, chiede ai governi di fare pressione su Israele per «fermare il genocidio contro il popolo palestinese» e «cessare gli attacchi contro navi dichiaratamente dirette a Gaza».