Sono proseguiti nella notte tra domenica e lunedì 16 giugno gli attacchi reciproci tra Israele e Iran, iniziati nella notte tra giovedì e venerdì 13 giugno. Le Forze di difesa israeliane (IDF) hanno colpito obiettivi strategici sul territorio iraniano, tra cui impianti petroliferi, siti legati al programma nucleare e missilistico e importanti leader militari, compresi alcuni vertici dell’esercito e delle Guardie Rivoluzionarie. Gli attacchi, tuttavia, hanno coinvolto anche centinaia di civili iraniani.

In risposta, Teheran ha lanciato centinaia di missili balistici su Tel Aviv e altre città israeliane. Il bilancio delle vittime in Iran, secondo il ministero della Salute, è salito ad almeno 224 morti e 1.277 feriti, tra cui civili. Sabato la stima parlava di 128 decessi. In Israele si conterebbero invece 24 vittime e 390 feriti (DATI IN AGGIORNAMENTO).

Il massiccio attacco israeliano è stato giustificato dal primo ministro Benjamin Netanyahu con la necessità di agire preventivamente per impedire la costruzione di un ordigno nucleare da parte dell’Iran. Netanyahu ha definito i siti nucleari iraniani una «minaccia esistenziale».

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Proprio giovedì scorso, l’Agenzia internazionale per l’energia atomica (AIEA) ha accusato ufficialmente Teheran di non rispettare gli obblighi previsti dal Trattato di non proliferazione nucleare. È la prima volta in vent’anni che l’agenzia ONU lancia un simile allarme. La risoluzione, approvata dal Consiglio dei governatori, evidenzia che l’Iran impedisce dal 2019 agli ispettori di accedere ai siti atomici, omettendo inoltre di dichiarare alcuni impianti per l’arricchimento dell’uranio, oggi vicino al 60%, una soglia molto vicina a quella necessaria per scopi militari.

Sul fronte diplomatico, l’ex presidente statunitense Donald Trump è tornato a commentare la crisi sul suo social Truth: «Avremo presto la pace tra Israele e l'Iran», ha scritto, sostenendo che i due Paesi «dovrebbero raggiungere un accordo, e lo faranno, proprio come hanno fatto India e Pakistan». Trump ha anche riferito di «un susseguirsi di telefonate e incontri», aggiungendo: «Faccio un sacco di cose e non ricevo mai alcun riconoscimento, ma va bene così».

Nel frattempo, circolano notizie contrastanti su un possibile coinvolgimento diretto di Trump nelle decisioni militari: secondo la stampa israeliana, l’ex presidente avrebbe posto il veto su un presunto piano per colpire la Guida Suprema iraniana. Una ricostruzione smentita però dallo stesso Netanyahu, in un clima che alimenta le speculazioni su un possibile tentativo di destabilizzazione del regime. Secondo l’emittente Iran International, la Guida Suprema sarebbe stata trasferita già venerdì in un bunker sotterraneo a Levizan, a nord-est di Teheran, insieme alla famiglia.

«Daremo una risposta devastante agli attacchi di Israele», ha promesso il portavoce delle forze armate iraniane, Reza Sayyad. È l’esercito, e non più i pasdaran, a guidare pubblicamente la risposta militare: un segnale che conferma l’escalation della crisi.

Intanto, l’IDF ha dichiarato che Gaza è diventata un fronte secondario nel conflitto. «L’attenzione principale dell’esercito si è ora spostata sull’Iran», ha dichiarato un portavoce, aggiungendo che l’aviazione ha «creato una rotta sicura verso Teheran» e che i caccia israeliani possono ora operare liberamente nello spazio aereo iraniano. Molti palestinesi, riporta il Guardian, temono ora che l'attenzione globale su Gaza possa scemare, in un momento in cui gli attacchi israeliani proseguono anche nella Striscia.

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