Israele ha attaccato l'Iran, che ha risposto con missili
Nella notte di giovedì, Israele ha condotto un massiccio attacco aereo contro diversi obiettivi collegati al programma nucleare e missilistico iraniano. Secondo la televisione di stato iraniana, l’operazione ha provocato la morte di figure di primo piano come Hossein Salami, comandante delle Guardie Rivoluzionarie, il corpo militare più potente del paese, Mohammad Bagheri, capo delle forze armate regolari e seconda figura nella gerarchia iraniana dopo la Guida suprema Ali Khamenei, Gholam Mehrabi, vicecomandante dell’intelligence militare, e Mehdi Rabbani, vicedirettore delle operazioni dello Stato maggiore. Nell’attacco sono morti anche alcuni scienziati coinvolti nello sviluppo del programma nucleare.
Tra loro figurano due nomi già noti: Fereydoun Abbasi, ex direttore dell’Organizzazione iraniana per l’energia atomica (in carica dal 2011 al 2013), e Mohammad Mehdi Tehranchi, fisico e rettore dell’Università islamica Azad di Teheran.
Gli altri sette scienziati, meno conosciuti al pubblico, sono stati indicati dalle autorità israeliane come esperti in settori cruciali per lo sviluppo nucleare, tra cui reattori, ingegneria fisica e dei materiali. I loro nomi sono: Motalebi Zadeh, Saeed Barji, Amir Hassan Fakhahi, Abd al-Hamid Minoushehr, Mansour Asgari, Ahmad Reza Zolfaghari Daryani e Ali Bakhouei Katirimi.
Oltre alle vittime tra i vertici militari e scientifici, le autorità iraniane riportano che almeno cinque civili hanno perso la vita e una cinquantina di persone sono rimaste ferite, in particolare nella zona di Narmak, a Teheran, come riferito dalla tv di Stato e da altri media locali citati dall’agenzia Irna.
Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha definito i siti nucleari iraniani una «minaccia esistenziale» per Israele, dichiarando che le operazioni militari potrebbero proseguire per diversi giorni. Secondo l’esercito israeliano, l’Iran era ormai vicino all’ottenimento della bomba atomica, il che avrebbe reso necessario un attacco preventivo.
La risposta iraniana non si è fatta attendere. La Guida suprema Ali Khamenei ha promesso pesanti ritorsioni. In una dichiarazione riportata dall’Irna, ha affermato che Israele, definito «il regime sionista», si è “procurato un destino amaro e doloroso” e che “subirà una dura punizione”. Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha dichiarato di essere stato informato in anticipo dell’attacco israeliano, precisando però che gli Stati Uniti non sono coinvolti militarmente nell’operazione.
Nel pomeriggio di venerdì 13 giugno, Israele ha ordinato la chiusura delle sue ambasciate in tutto il mondo. «Le missioni israeliane in tutto il mondo saranno chiuse e i servizi consolari non saranno forniti», afferma il ministero degli Esteri in una nota ripresa dai media israeliani. Nel frattempo, nella serata di venerdì, è iniziata la controffensiva iraniana: missili su Tel Aviv, esplosioni a Gerusalemme. Almeno tre persone sono state uccise, e più di 70 sono state ferite.
Nel frattempo, oggi, 14 giugno, in Israele ricorre lo Shabbat, il giorno del riposo ebraico, durante il quale la maggior parte delle attività pubbliche e commerciali si interrompe. Per la prima volta dal 2020, durante la pandemia, le sinagoghe resteranno chiuse. Lo riportano i media israeliani che seguono la vita della comunità ebraica.
Le autorità religiose, in accordo con il Comando del Fronte interno dell’esercito (responsabile della protezione civile), hanno invitato la popolazione a non partecipare a preghiere collettive né in spazi chiusi né all’aperto. Anche gli accessi al Muro del pianto a Gerusalemme, il luogo più sacro dell’ebraismo, saranno fortemente ridotti.