Al question time al Senato di ieri, il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha risposto a una serie di domande sul malfunzionamento del braccialetto elettronico “antistalking”, in seguito ad alcuni casi di femminicidio commessi da uomini che lo indossavano.
«Nel momento dell'allarme nei confronti di una persona, molto spesso la vittima si trova a una distanza troppo lunga rispetto alle possibilità di intervento degli agenti», ha detto.

«Bisogna coniugare questi due elementi dando un'allerta alla vittima, affinché sia in grado – nel momento in cui coglie questo momento di pericolo – di trovare delle forme di autodifesa, magari rifugiandosi in una chiesa o in una farmacia, in un luogo più o meno protetto».
In poche parole, il ministro ci dice che dobbiamo fare da sole, ancora una volta. E ancora una volta siamo noi a doverci mantenere in un continuo stato di allerta e di paura.

Il braccialetto elettronico presenta senza dubbio alcune criticità, a partire dalla mancanza di un «sistema strutturato ed efficiente per la sua gestione», come spiega al Post anche Elisa Ercoli, presidente di Differenza Donna.
«Lo Stato, per prevenire o assumere con efficacia la questione della violenza contro le donne, dovrebbe piuttosto dotare il paese di una rete capillare di centri antiviolenza e case rifugio», con operatrici competenti e in modo da permettere a chi ha bisogno di percorrere tragitti più brevi possibili per chiedere aiuto. Per la Convenzione di Istanbul dovrebbe esserci un centro antiviolenza ogni 50mila donne dai 14 anni in su. In Italia sono invece poco più di 400 e la loro distribuzione non è omogenea.

Che la prevenzione della violenza di genere non fosse una priorità del Governo lo avevamo capito già lo scorso 8 marzo, quando con la nuova legge per contrastare i femminicidi si è parlato di misure punitive più che preventive. Il risultato è che, comunque, in questi ultimi giorni ci sono stati casi di femminicidi piuttosto efferati che dimostrano quanto sia veramente poca cosa agitare lo spettro di punizioni più pesanti. Perché se il tuo ex è determinato a ucciderti non lo fermerà di sicuro il portone di una chiesa, né quello di casa.