Il blackout che ha colpito Spagna e Portogallo tra lunedì e martedì, lasciando milioni di persone senza elettricità per ore, ha subito riacceso i riflettori sul ruolo delle energie rinnovabili. A pochi giorni dall’interruzione, mentre si attendono ancora spiegazioni ufficiali sulle cause, è già partita la macchina della disinformazione sulle fonti pulite. Il primo ministro spagnolo Pedro Sánchez ha risposto con fermezza, smontando pubblicamente le accuse rivolte alle rinnovabili: «La fretta non deve indurci a disinformazione o errori, non c'è stato alcun problema di eccesso di energia rinnovabile, né di mancanza di copertura o di domanda insoddisfatta, e chi collega questo incidente alla mancanza di energia nucleare, francamente, sta mentendo o dimostrando la propria ignoranza».

Beatriz Corredor – ex ministra e oggi presidente di Red Eléctrica Española, il principale gestore della rete elettrica spagnola – ha confermato che è in corso un’analisi dettagliata per risalire esattamente all’origine dell’evento: «Non è corretto collegare l’incidente di lunedì alle energie rinnovabili, funzionano in modo stabile». Corredor ha anche sottolineato la reattività del sistema, capace di tornare operativo nella quasi totalità del territorio già entro le 4 del mattino: «Adesso non succederà più perché abbiamo imparato». La corrente è stata ripristinata nel corso della notte per quasi tutta la Penisola Iberica, ma il blackout ha lasciato il segno e acceso un dibattito che, come già avvenuto in passato, rischia di essere strumentalizzato.

Già nelle ore successive all’evento, ambienti ostili alla transizione hanno rilanciato teorie che attribuiscono la colpa del blackout all’intermittenza delle rinnovabili. In realtà, gli esperti ricordano che i problemi di affidabilità del sistema elettrico derivano quasi sempre da guasti alle reti, non dalle fonti di energia in sé. Per Giuseppe Onufrio, direttore di Greenpeace Italia, il blackout evidenzia la necessità di compartimentare le reti e dotarle di sistemi di accumulo: «Le reti vanno rafforzate con adeguati stoccaggi e vanno compartimentate, per evitare che un problema di una zona coinvolga tutto un Paese».

In questo contesto, i movimenti ambientalisti temono una nuova ondata di disinformazione tesa a ostacolare la transizione ecologica, anche in Europa. Del resto, anche Bruxelles ha recentemente frenato su alcuni punti del Green Deal, alimentando l’incertezza in un momento critico. La Spagna – con il Portogallo – resta tra i Paesi più avanzati in Europa per quota di rinnovabili nel mix energetico: oltre il 70% nel caso portoghese e oltre il 50% in quello spagnolo nel 2024. Il blackout iberico, insomma, più che un fallimento delle rinnovabili è il segnale di un'urgenza infrastrutturale.