«Disconnettersi è stato liberatorio», voci dalla Spagna nel giorno del blackout nazionale
di Mattia EspositoIeri mattina un blackout senza precedenti ha paralizzato l’intera Spagna, con ripercussioni anche in alcune aree di Portogallo e Francia. Treni, aerei e metropolitane fermi, semafori spenti, telecomunicazioni azzerate. La rete elettrica è collassata per quasi dieci ore, lasciando milioni di persone disconnesse.
Con i pagamenti elettronici fuori uso, chi era senza contanti non poteva nemmeno acquistare beni essenziali. I supermercati sono stati presi d’assalto, mentre frigoriferi e freezer spenti hanno messo a rischio la conservazione del cibo. Alcune persone sono rimaste bloccate in ascensori, e chi aveva bisogno di assistenza medica ha faticato a contattare i soccorsi. Campanelli, citofoni, SMS, tutto fuori uso: l’unico canale attivo, per ore, è stata la radio a batteria.
«All’inizio pensavo fosse il mio telefono a non funzionare», racconta Chiara, dottoranda italiana a Barcellona, a VD News. «Poi ho visto i semafori spenti, nessuno che guardava lo schermo. E mi sono resa conto che non era un problema individuale, ma collettivo. Ed è stato lì che le sensazioni da negative sono diventate più leggere. Non controllare notizie, email, social. Per una volta non avevamo FOMO, né l’ansia di perderci qualcosa».
In un mondo sempre connesso, il blackout ha acceso un’altra consapevolezza: quanto la nostra esistenza dipenda dall’elettricità. «Ho pensato che senza energia tutte le persone che conosco diventerebbero disoccupate in un secondo. Non potevo lavorare e neanche avvisare il mio capo o i miei colleghi», ci racconta Sara, giornalista italiana che lavora per una multinazionale e vive a Barcellona.
Il blackout ha sospeso la routine quotidiana. Ma se la reazione iniziale è stata di disorientamento e panico, col passare delle ore qualcosa è cambiato. In molte città le persone si sono riversate in strada, dove sono nati momenti di convivialità spontanea. «Viviamo in un quartiere molto vivo, tutti erano in piazza. È stato anche bello, il lato positivo di questa cosa. Bambini, giovani, tutti insieme a parlare, bere una birra», aggiunge ancora Sara. «Ci ha fatto capire quanto siamo dipendenti dalla tecnologia».
«Mi sono stesa al sole per due ore senza sensi di colpa», dice Chiara. «Perché la situazione era fuori dal mio controllo. Nessuno poteva lavorare. È stato strano». Le cause del blackout non sono ancora del tutto chiare. Red Eléctrica, l’azienda pubblica che gestisce la rete, ha escluso l’attacco informatico e l’errore umano. L’ipotesi più probabile? Un guasto tecnico legato alla produzione da energia solare, ma le indagini sono in corso. La situazione ha cominciato a rientrare lentamente nella tarda serata di ieri, con il ripristino graduale della rete in diversi quartieri. Stamattina, secondo quanto riferito dalle autorità locali, tutti i sistemi sono tornati pienamente operativi in tutto il Paese.