L'Ungheria lascerà la Corte penale internazionale
Il governo ungherese ha annunciato l'intenzione di ritirarsi dalla Corte penale internazionale (CPI), l'istituzione principale per la giustizia sui crimini di guerra e crimini contro l'umanità. La decisione arriva proprio nel giorno in cui il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu inizia una visita di cinque giorni in Ungheria, nonostante il mandato di arresto emesso contro di lui dalla CPI per crimini di guerra e contro l'umanità legati all'invasione israeliana della Striscia di Gaza.
Sebbene l'Ungheria riconosca formalmente la giurisdizione della Corte, era chiaro fin da subito che non avrebbe rispettato la sentenza. Il primo ministro ungherese Viktor Orbán ha definito il mandato «vergognoso» e ha sottolineato che la CPI non dispone degli strumenti necessari per obbligare gli Stati a rispettarne le decisioni. La stretta alleanza tra Orbán e Netanyahu ha fatto comprendere che l'arresto del leader israeliano al suo arrivo nel Paese non sarebbe stato possibile. Un caso analogo si verificò in passato, quando il presidente russo Vladimir Putin, pur sotto mandato d'arresto internazionale, non fu fermato durante una visita in Mongolia.
Il ritiro dell'Ungheria dalla Corte penale internazionale non avverrà in tempi brevi, in quanto il processo burocratico richiederà diversi mesi. La proposta dovrà essere presentata al parlamento, dove Fidesz, il partito di Orbán, detiene la maggioranza assoluta, rendendo poco probabile l'opposizione alla sua approvazione. Attualmente, la CPI conta 125 Stati membri, inclusi tutti i Paesi dell'Unione Europea, e l'Ungheria sarebbe l'unico membro del blocco a uscirne. Va sottolineato che né gli Stati Uniti né Israele hanno mai riconosciuto la giurisdizione della Corte.