La maggioranza blocca la legge “senza consenso è stupro”
Per la giornata internazionale contro la violenza di genere era atteso in Senato il ddl che introduce il consenso libero e attuale, ma la maggioranza ha fermato l’iter di approvazione. In commissione Giustizia, presieduta da Giulia Bongiorno della Lega, la maggioranza ha chiesto di esaminare ulteriormente il testo prima di inviarlo in Aula per la votazione definitiva. Lo stop della Lega ha messo in difficoltà il Governo che puntava ad approvare la legge proprio il 25 novembre, per dare un segnale all’elettorato in una giornata simbolica. La richiesta di rinvio è stata comunque seguita da Fratelli d’Italia (il partito di Meloni) e Forza Italia.
Bongiorno ha dichiarato che la legge si farà, ma prima il centrodestra vuole «fare alcune correzioni alla luce di alcune audizioni. Farò un ciclo breve e mirato e su alcuni aspetti tecnici segnalati e poi si proseguirà», ha detto. Nello specifico ci sarebbero alcuni dubbi sull’emendamento che riguarda il reato di violenza sessuale. La maggioranza vorrebbe modificare il punto in cui si spiega che «nei casi di minore gravità la pena è diminuita in misura non eccedente ai due terzi».
Secondo ricostruzioni giornalistiche in realtà la questione non sarebbe tecnica ma tutta politica. La Lega ha preso iniziativa senza avvertire gli alleati per dare una prova di forza all’interno della coalizione, alla luce dei risultati delle elezioni regionali appena passate che hanno rafforzato il partito di Matteo Salvini. In particolare in Veneto la Lega – forte della candidatura a capolista dell’ex Presidente Zaia – ha preso il doppio dei consensi di FdI. Solo l’anno scorso la situazione era inversa: alle europee del 2024 in Veneto il partito di Meloni aveva triplicato i consensi della Lega.
Il ddl sul consenso è nato da un raro e inedito accordo tra centrodestra e centrosinistra, che è stato possibile grazie al dialogo tra la Premier Meloni e la leader del PD Elly Schlein. Per questo motivo nessuno si aspettava lo stop all’ultimo momento. Si dovrebbe trattare comunque di un blocco temporaneo: per ora la discussione è stata solo rimandata. Schlein ha chiesto a Meloni di rispettare gli accordi.
Nella stessa giornata la Camera dei Deputati ha approvato, in via definitiva e con una maggioranza trasversale, il disegno di legge che introduce nel codice penale il reato di femminicidio. Il nuovo articolo, il 577 bis, punisce con l’ergastolo chiunque uccida una donna per atto di odio, discriminazione, prevaricazione, di controllo, per limitarne la libertà o dopo il rifiuto di avere o mantenere un rapporto affettivo.
La legge italiana prevedeva già un’aggravante specifica per la maggior parte degli omicidi che rientrano nella definizione di femminicidio, ma non era un reato autonomo. L’iniziativa è stata fortemente voluta dal Governo Meloni, ma ci sono pareri contrastanti sulla sua efficacia. In particolare, diversi esperti la ritengono una misura simbolica che si basa su un approccio sbagliato: quello secondo cui basta inserire una nuova fattispecie di reato per limitare la diminuzione dei femminicidi, al posto di puntare su prevenzione ed educazione affettiva.