Povertà alimentare, il nuovo report di Terra!: «Il cibo non basta, serve giustizia sociale»
In occasione della Giornata mondiale dell’alimentazione, l’associazione ambientalista Terra! ha presentato il report "Quando il cibo non basta – Vivere la povertà alimentare al Tufello (Roma) tra cura, solitudine e rinunce", un’indagine qualitativa che racconta la povertà alimentare non solo come mancanza di cibo, ma come privazione di relazioni, tempo, salute e dignità.
Realizzato con il supporto di Periferia Capitale – Fondazione Charlemagne, lo studio raccoglie le testimonianze di donne, anziani e adolescenti del quartiere Tufello, nel III municipio di Roma, e offre un’analisi che lega la precarietà alimentare a fattori economici e sociali più ampi.
«Affrontare la povertà alimentare vuol dire ripensare il modo in cui produciamo, distribuiamo e viviamo il cibo» spiega Eleonora Cavallari, condirettrice di Terra!. «Occuparsene significa intrecciare due piani che spesso restano separati: trasformare il modello agroindustriale e tutelare i diritti delle persone, riconoscendo che il cibo non è solo merce, ma relazione, cultura e possibilità di futuro».
Il report evidenzia come la povertà alimentare in Italia sia un fenomeno strutturale ma poco visibile, che non si manifesta in forme di fame estrema, bensì attraverso rinunce quotidiane: saltare un pasto per pagare le bollette, scegliere alimenti meno salutari per risparmiare o evitare momenti conviviali per vergogna o mancanza di spazio.
Tra le testimonianze raccolte nel Tufello emergono voci di sacrificio e resilienza. «Io rinuncio a tutto per mio figlio» racconta una donna; «Quando si è soli, passa la voglia di mangiare» aggiunge un anziano. I più giovani descrivono strategie di adattamento: «Usiamo Too Good To Go. Una volta ci siamo fatti la cena con 5 euro» dice un adolescente.
L’indagine mostra anche la capacità del territorio di reagire attraverso reti di prossimità: il portierato sociale, gli empori solidali come quello del centro sociale Astra e le iniziative parrocchiali e della Croce Rossa, che costituiscono una «infrastruttura comunitaria» di sostegno, seppur spesso frammentata.
Il documento ricostruisce inoltre l’evoluzione del concetto di povertà alimentare, dalla crisi economica del 2008 alla pandemia, che ha portato a considerare il cibo non più solo come bisogno ma come diritto. Tuttavia, il sistema di intervento resta ancora ancorato a una logica caritatevole e basato sulle eccedenze alimentari, più che sulla prevenzione delle cause strutturali.
«In assenza di un cambiamento della cornice istituzionale nazionale, le esperienze locali si prendono la scena» sottolinea Cavallari. «Roma, con il Consiglio del Cibo cittadino, sta dando profondità al dibattito e può fare da apripista a tutto il Paese».
Il report si chiude con alcune raccomandazioni alle istituzioni nazionali e comunali: approvare la delibera per la prevenzione della povertà alimentare e la promozione del diritto al cibo, istituire le Case del Cibo, potenziare i luoghi di prossimità come l’emporio dell’Astra, rafforzare la produzione locale e ampliare le fasce Isee per l’accesso alle mense scolastiche.
Secondo Terra!, affrontare la povertà alimentare «significa costruire giustizia sociale», superando una visione emergenziale e riconoscendo nel cibo «uno strumento di equità, salute pubblica e democrazia».