Genova è ancora una volta dalla parte di chi resiste
di Melissa AgliettiGenova è il luogo dove l’utopia passa dalla teoria alla pratica. Anche se sono passati 24 anni dalle violenze del G8 nei confronti degli alter globalisti, di chi sognava un mondo diverso, Gaza è stata la miccia che ha riacceso il desiderio di lotta della gente. Gente comune, di ogni estrazione sociale, politica e di ogni età, che si è rimboccata le maniche per fare la propria parte, portando pacchi di pasta, farina, scatolette di tonno e marmellate, da consegnare alla Global Sumud Flotilla.
Music for Peace ha diffuso attraverso il suo sito un appello chiedendo alle persone di mobilitarsi per Gaza «mandando scatolette di tonno, «6 piccole o 3 grandi», legumi in latta, farina, pomodori pelati, zucchero, riso, biscotti, miele, marmellata e pasta. Si sono posti l’obiettivo di raccogliere 40 tonnellate di cibo (il massimo mai raccolto dall’ong è stato 20 tonnellate per l’Afghanistan)», come riporta Il Post. Cifra che è stata ampiamente superata. La sindaca Silvia Salis ha detto che la città medaglia d’oro della Resistenza sta con chi resiste. Udu Sapienza lo scorso 20 luglio, ricordando le violenze del G8, aveva scritto: «Non rinunceremo a lottare, non dimenticheremo il passato, continueremo con più rabbia di prima. Non spegni il sole se gli spari addosso».
Genova non ha dimenticato il suo passato, anzi. Dove ha potuto ne ha fatto un modo di agire quotidiano: iniziative dal basso, librerie e laboratori che nascono e resistono in alcune delle zone più difficili della città e diventano centri di aggregazione. Camminando per i caruggi, manifesti e scritte sui muri ricordano da che parte sta Genova, ora come 24 anni fa: dalla parte di chi ha fiducia nell’umanità, nella gente. E nessuna mattanza può cancellare la voglia di continuare a lottare e costruire. Buon vento a tuttə.