Portuali e parrocchie, anarchici e istituti sanitari, partiti e società sportive: Genova in campo per dare il proprio contributo alla Global Sumud Flotilla, la più grande iniziativa umanitaria organizzata finora per rompere l’assedio umanitario a Gaza. La spedizione navale riunirà imbarcazioni da 44 Paesi per forzare il blocco israeliano alla Striscia di Gaza e portare aiuti umanitari alla popolazione. 

Negli ultimi giorni, nel porto di Sampierdarena, associazioni, circoli e cittadini hanno affollato la banchina per caricare beni di prima necessità sulla “nave della città”, come molti la chiamano con orgoglio tra container e carrelli della spesa. Decine di tonnellate di aiuti umanitari e generi alimentari, provenienti anche da altre città italiane che si sono mobilitate per la raccolta. L’imbarcazione genovese, che sabato salperà per unirsi alla flotta internazionale, è parte di una mobilitazione nazionale che coinvolge città e regioni diverse, con partenze già fissate dalla Spagna (31 agosto) e dalla Sicilia e Tunisia (4 settembre).

«La particolarità tutta nostra è che queste missioni impossibili riescono a unire persino la città più divisa di tutte», osservano a Repubblica i volontari di Music For Peace, organizzazione umanitaria genovese che coordina la raccolta e il punto logistico principale dell’iniziativa. Tra i volontari si incontrano mondi diversi: il presidente di Music For Peace, Stefano Rebora, e Jose Nivoi del Calp, il collettivo autonomo del porto attivo da anni in mobilitazioni contro l’invio di armi, guideranno la nave genovese verso il porto spagnolo dove la flotta si radunerà prima della missione.

La mobilitazione locale ha visto anche l’adesione di istituzioni e figure civiche: la neo sindaca Silvia Salis, il vicario episcopale don Gianni Grondona - che sabato benedirà l’equipaggio - i partiti della sinistra cittadina, l’ospedale pediatrico Gaslini, Anpi, sindacati, Arci e associazioni cattoliche. «C’è un mondo, per fortuna, che ha capito che è arrivato il momento di fare la propria parte per davvero», commenta a Repubblica Rebora. «La forza di tanti diventa una sola ed è quella che può cambiare davvero le cose», aggiungono Rebora e Nivoi.

«Il conto alla rovescia è cominciato», sottolinea Maria Elena Delia, coordinatrice italiana del Global Movement to Gaza, in un'intervista a Repubblica. «Si tratta di una goccia in un oceano di bisogni, ma dimostra l’insofferenza e la determinazione di chi non accetta la paralisi del sistema internazionale e la complicità del nostro governo. È un atto concreto per spezzare l’assedio e portare luce sui crimini di Israele».