Cinque poliziotti si sono infiltrati in Potere al Popolo
di Davide TragliaDopo il caso scoppiato a Napoli, nuovi elementi emersi grazie all'inchiesta di Fanpage.it rivelano una vera e propria operazione di infiltrazione da parte della Direzione Centrale della Polizia di Prevenzione – l'Antiterrorismo – ai danni di Potere al Popolo. Non più un singolo episodio, ma una strategia sistematica che ha visto coinvolti almeno cinque agenti, tutti provenienti dal 223esimo corso allievi agenti della Polizia di Stato, e operativi in diverse città italiane: Napoli, Milano, Bologna e Roma.
Il primo caso a diventare pubblico fu quello di Napoli, denunciato lo scorso maggio da Potere al Popolo. Per dieci mesi un giovane agente pugliese, sotto copertura, ha partecipato a manifestazioni, assemblee interne, volantinaggi e cortei, presentandosi come studente fuori sede.
"Pur essendo immerso in un ambiente di coetanei, rifiutava qualsiasi forma di socialità: mai un caffè, mai una birra insieme", ha raccontato Giuliano Granato a VD News, portavoce nazionale di Potere al Popolo.
La svolta arrivò dopo un episodio sospetto il 1° maggio, quando l'agente venne visto in un ristorante con uomini in giacca e cravatta subito dopo un corteo. Una rapida ricerca online rivelò la sua reale identità: agente della Polizia di Stato, entrato in servizio nel 2023.
A seguito di quella denuncia, sono state presentate tre interrogazioni parlamentari da parte di PD, AVS e Movimento 5 Stelle. Ma il governo Meloni, ad oggi, non ha ancora fornito alcuna risposta ufficiale.
A Milano, due poliziotti hanno agito in parallelo, uno alla Statale e uno alla Bicocca. "Il primo si è presentato come studente fuori sede, molto attivo contro il carovita e ha partecipato a numerose manifestazioni, anche contro Carlo Calenda", ha raccontato Samuele Ortolini di Cambiare Rotta Milano a Fanpage. Il secondo, più schivo, evitava foto e video, ma è stato comunque ripreso durante una contestazione all’onorevole Tommaso Foti di Fratelli d’Italia.
A Bologna, l'infiltrato – 21 anni, come gli altri – ha partecipato alle mobilitazioni sul carovita e alle campagne universitarie per il CNSU. Anche lui era in piazza il 30 novembre scorso a Roma per la Palestina e il 27 maggio a Bologna per contestare Giorgia Meloni. Proprio in quella data, quando dal megafono venne denunciato il caso dell’infiltrato a Napoli, l’agente stava partecipando al corteo, urlando slogan antifascisti. “Questo soggetto dall'indomani sparisce da un momento all'altro, non abbiamo avuto più alcuna sua notizia dal giorno successivo. Quando ci avete avvisato della sua reale identità è stato semplice capire il perché fosse sparito", ha spiegato Granato a Fanpage.
A Roma, invece, il tentativo di infiltrazione è stato smascherato quasi subito. “Ci è sembrato molto strano perché appunto è spuntato dal nulla, non lo aveva mai visto nessuno [...]”, ha raccontato a Fanpage Anita Palermo di Potere al Popolo di Roma. “Intorno a novembre ha gravitato una o due settimane intorno a noi, e poi quando si è accorto che il nostro è stato un atteggiamento di chiusura, ha smesso di cercarci”.
L'inchiesta di Fanpage ha anche rivelato dettagli precisi sul reclutamento degli agenti. Tutti provenivano dallo stesso corso di formazione e sono stati ufficialmente trasferiti all’Antiterrorismo solo a dicembre 2024, dopo aver già iniziato a infiltrarsi nei mesi precedenti.
Ad oggi, nessuna risposta è arrivata né dal Ministero dell'Interno né dalla Presidenza del Consiglio.
L'unica reazione, risalente al primo caso di Napoli, è stata una smentita formale da parte di "fonti qualificate di polizia", secondo cui il poliziotto in questione non era un agente sotto copertura, in quanto «questo tipo di attività è disciplinata da una normativa che prevede il coinvolgimento dell’autorità giudiziaria».
Le nuove prove raccolte da Fanpage smentirebbero però quella narrazione: si tratterebbe di un'operazione articolata, durata almeno otto mesi, condotta da una squadra di agenti appositamente formata e spostata in più città italiane. Tutti con un unico obiettivo: Potere al Popolo e la sua organizzazione giovanile Cambiare Rotta.
Il caso rimane aperto, mentre cresce la pressione politica e sociale per ottenere chiarimenti su una vicenda che sta assumendo i contorni di un vero scandalo democratico.