Ora una mappa raccoglie le vittime della Polizia in Italia
L’Italia è tra i pochi Paesi europei a non pubblicare i dati sui decessi avvenuti durante fermi e operazioni della Polizia e delle altre forze dell’ordine. In molti altri Paesi strumenti simili esistono, sono pubblici e consultabili, così come raccomandato dall'Onu già nel 1991 e, più di recente, nel 2023. Mentre sempre più Paesi europei, come Francia e Irlanda, si sono adeguati, le autorità italiane continuano a rifiutarsi di rendere pubblici questi dati. Ora però una mappa raccoglie e racconta le storie delle persone vittime della violenza della Polizia. L’ha realizzata il giornalista Luigi Mastrodonato, analizzando notizie di giornale, battaglie legali e mobilitazioni, coinvolgendo anche associazioni che si occupano di abusi in divisa.
«Dal 2000 a oggi sono circa 70 i decessi rilevati, un numero enorme in confronto alle poche storie diventate di dominio pubblico, come quelle di Stefano Cucchi e Federico Aldrovandi. Molti dei decessi riguardano persone di origine straniera, sintomo del problema già più volte denunciato anche a livello internazionale della profilazione razziale delle forze dell’ordine italiane», spiega Mastrodonato sul suo canale Ig. Il quadro che emerge è critico. Il dato sui decessi è sicuramente sottostimato, perché fa riferimento alle storie che hanno avuto una risonanza mediatica. In pochissimi casi, nelle storie raccolte, si è arrivati a una condanna per militari e agenti. E si è trattato sempre di pene irrisorie.
«La mappa ha preso in considerazione i decessi occorsi esclusivamente nelle circostanze dei fermi e delle operazioni delle polizie, lasciando da parte l’altro enorme filone dei decessi sospetti in carcere, che meriterebbe un lavoro ad hoc», spiega ancora Mastrodonato su Domani. Ci sono persone colpite alle spalle da proiettili per aver forzato un posto di blocco, persone morte durante manovre di contenimento o decedute in custodia dopo un fermo. In molti casi le vittime avevano disturbi psichici. «Una maggiore trasparenza sul tema appare sempre più un miraggio. Lo dimostra, tra gli altri, il nuovo decreto Sicurezza. Che aggiunge repressione alla repressione, introducendo nuove forme di tutela penale alle forze dell’ordine», conclude Mastrodonato.