A Roma apre il Museo del Patriarcato
A Roma ha aperto il MUPA – Museo del Patriarcato, un progetto immersivo di ActionAid che affronta la violenza maschile e le disparità di genere ancora radicate nel Paese. L’iniziativa propone un cambio di prospettiva: invita a immaginare il 2148, l’anno in cui – secondo il Global Gender Gap Report – sarà raggiunta la parità di genere. Da questo futuro possibile, il patriarcato viene osservato come un reperto del passato, una struttura di potere ormai superata.
L’allestimento, ospitato negli spazi di AlbumArte in via Flaminia 122, si sviluppa come un percorso immersivo costruito attraverso le “reliquie” del presente. Oggetti, documenti e immagini mettono in scena ciò che oggi spesso viene ignorato o normalizzato: buste paga INAIL stampate in colori diversi per uomini e donne rendono immediatamente visibile il gender pay gap; ante di armadi colpite da pugni richiamano la violenza domestica; fotografie di talk-show televisivi composti solo da uomini che discutono di aborto mostrano l’esclusione delle donne dai temi e dalle istanze che le riguardano. La distanza tra la realtà attuale e il futuro immaginato invita il visitatore a interrogarsi sul peso ancora troppo forte della cultura patriarcale.
Il MUPA non è soltanto un museo: dal 20 al 25 novembre (con una pausa il 22 per la manifestazione nazionale di Non Una di Meno) ospiterà talk, incontri e laboratori in collaborazione con centri antiviolenza, reti femministe, associazioni e attiviste da tutta Italia. Il programma, completamente gratuito, vuole trasformare lo spazio espositivo in un luogo di confronto e consapevolezza collettiva, per riconoscere le radici della violenza maschile e delle disuguaglianze di genere e immaginare nuove possibilità di cambiamento.
In un momento storico in cui i femminicidi continuano ad aumentare — 98 le donne uccise nel 2024, quasi una ogni quattro giorni — e crescono anche i casi di stalking e maltrattamenti, il MUPA invita a riflettere sulla persistenza di una cultura che ancora oggi legittima la violenza di genere. E pone una domanda urgente, soprattutto agli uomini: quanto siamo disposti a trasformare il presente perché quel futuro possibile smetta di essere un’utopia e diventi realtà?