«No al porto crocieristico di Fiumicino»
di Francesco Paolo PaneiAbbiamo preso parte a un’esperienza di scienza partecipata nata nell’ambito della mobilitazione contro la costruzione di un grande porto crocieristico privato a Fiumicino, accanto alla foce del Tevere.
Guidati da @scienzaradicata e ospitati sulle barche della Ponentino Vela, abitanti e cittadini interessati hanno raccolto dati sulla profondità del fondale, evidenziando una delle criticità principali dell’opera: l’elevato tasso di insabbiamento.
Il progetto prevede l’arrivo di navi da crociera alte 72 metri, lunghe oltre 300 e con scafi profondi almeno 12. Un dato inconciliabile con la realtà del luogo, dove la profondità media è di circa 6 metri. Per accoglierle sarebbe necessario un imponente dragaggio iniziale (circa 3 milioni di metri cubi di sabbia), seguito da una gestione continua dei sedimenti portati dal Tevere.
Da qui il nome “Shifting Sands”, scelto insieme a RizomiLab: “sabbie mobili” come metafora della natura dinamica dell’ecosistema che abitiamo e che le nostre azioni rischiano di alterare. Obiettivo del progetto è accrescere la consapevolezza ambientale e creare spazi di conoscenza condivisa, dove la scienza non cali dall’alto ma diventi strumento di emancipazione collettiva e di difesa degli ecosistemi.
Esperienze come questa dimostrano che un modello diverso di sapere è possibile: partecipato, comunitario, orientato al bene comune e non al servizio di grandi opere dannose.
Il progetto Shifting Sands continuerà nei prossimi mesi: tutte le informazioni sulle prossime uscite in barca saranno disponibili sui canali delle organizzazioni coinvolte.
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Guidati da @scienzaradicata e ospitati sulle barche della Ponentino Vela, abitanti e cittadini interessati hanno raccolto dati sulla profondità del fondale, evidenziando una delle criticità principali dell’opera: l’elevato tasso di insabbiamento.
Il progetto prevede l’arrivo di navi da crociera alte 72 metri, lunghe oltre 300 e con scafi profondi almeno 12. Un dato inconciliabile con la realtà del luogo, dove la profondità media è di circa 6 metri. Per accoglierle sarebbe necessario un imponente dragaggio iniziale (circa 3 milioni di metri cubi di sabbia), seguito da una gestione continua dei sedimenti portati dal Tevere.
Da qui il nome “Shifting Sands”, scelto insieme a RizomiLab: “sabbie mobili” come metafora della natura dinamica dell’ecosistema che abitiamo e che le nostre azioni rischiano di alterare. Obiettivo del progetto è accrescere la consapevolezza ambientale e creare spazi di conoscenza condivisa, dove la scienza non cali dall’alto ma diventi strumento di emancipazione collettiva e di difesa degli ecosistemi.
Esperienze come questa dimostrano che un modello diverso di sapere è possibile: partecipato, comunitario, orientato al bene comune e non al servizio di grandi opere dannose.
Il progetto Shifting Sands continuerà nei prossimi mesi: tutte le informazioni sulle prossime uscite in barca saranno disponibili sui canali delle organizzazioni coinvolte.