GhostNets è il progetto di ricerca che pulisce i fondali dalle cosiddette “reti fantasma”, quelle reti lunghe fino a 260 metri che, con l’attività di pesca, vengono abbandonate in mare o vengono disperse. Sono reti di materiali vari, da nylon a plastica, e di varie tipologie – a strascico, da posta, grovigli di cime, lenze e nasse: una volta abbandonate in acqua, diventano microplastiche.

L'iniziativa è parte del progetto MERR (Marine Ecosystem Restoration), finanziato dal PNRR con il supporto di varie realtà che si sono unite nelle attività di recupero degli attrezzi da pesca abbandonati o persi in acqua: negli ultimi anni hanno recuperato ben 12.000 metri di reti.

I guadini posati sui fondali causano danni sia alle specie bentoniche che vi restano intrappolate (circa 100.000 mammiferi e un milione di uccelli marini ogni anno) sia ai fondali stessi, che vengono alterati dal trascinamento delle reti attraverso correnti. A questo si aggiunge anche il rischio per la navigazione: non sono rari i casi in cui le corde si impigliano nelle eliche, compromettendo la stabilità e la manovrabilità delle imbarcazioni e mettendo in pericolo l’equipaggio e i passeggeri.

Le operazioni di GhostNets sono cominciate in Sicilia e si sposteranno poi in Campania e Lazio. L’intervento in acqua è compiuto dagli Operatori Tecnici Subacquei (OTS), che si immergono dentro una gabbia collegata alla nave di supporto; dopo aver localizzato le reti, gli OTS le staccano dal fondale, tagliandole in sezioni più piccole, e le fissano a cavi o sagole che permettono di sollevarle fino in superficie. Una volta recuperate e portate a terra, solo una piccola parte delle reti può essere riciclata – poiché, essendo rimaste sui fondali per anni, sono deteriorate.

Alcune vengono analizzate in centri e laboratori specializzati, dove si valuta se il recupero sia effettivamente possibile e in che modalità. Ogni rete viene esaminata singolarmente: una piccola parte viene presa in carico dall'Università Politecnica delle Marche che, attraverso il suo dipartimento di Ingegneria Ambientale, studia l'inquinamento da plastica in mare da oltre 10 anni, collaborando con Marevivo.