«Basta accordi con Stati genocidi», Extinction Rebellion chiede al Comune di Torino di rompere i rapporti con Israele
Questa mattina le statue all’ingresso del Comune di Torino sono state vestite con dei gilet palestinesi. A compiere l’azione è stato Extinction Rebellion, che ha appeso tra le colonne un grande striscione con scritto «Torino 2030: Clima o guerra?». Il movimento chiede all’amministrazione di approvare la mozione, in discussione mercoledì 9 luglio, per interrompere i rapporti istituzionali con Israele, come già fatto da Bologna, Bari e alcune regioni.
«Il Comune si è impegnato ad azzerare le emissioni entro il 2030», spiega Maria. «Ma la crisi climatica non si può combattere senza una presa di posizione contro guerre e riarmo. Un primo passo è rompere ogni legame con chi bombarda Gaza».
La protesta arriva a pochi mesi da quella davanti alla sede di Leonardo, quando alcuni attivisti si calarono da una ciminiera scrivendo “Life not war”. Oggi, mentre il governo italiano si impegna a destinare il 5% del PIL alla difesa, il Paese è attraversato da una nuova ondata di calore.
«Mentre il termometro sfiora i 40°C e il ghiaccio si scioglie oltre i 5.000 metri di quota, la spesa militare cresce e la decarbonizzazione si ferma», denuncia Alessandro, uno degli attivisti arrampicati sulle colonne. «Siamo davanti a una scelta: investire in armi e distruzione o proteggere il pianeta. Emissioni zero significa guerra zero».
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«Il Comune si è impegnato ad azzerare le emissioni entro il 2030», spiega Maria. «Ma la crisi climatica non si può combattere senza una presa di posizione contro guerre e riarmo. Un primo passo è rompere ogni legame con chi bombarda Gaza».
La protesta arriva a pochi mesi da quella davanti alla sede di Leonardo, quando alcuni attivisti si calarono da una ciminiera scrivendo “Life not war”. Oggi, mentre il governo italiano si impegna a destinare il 5% del PIL alla difesa, il Paese è attraversato da una nuova ondata di calore.
«Mentre il termometro sfiora i 40°C e il ghiaccio si scioglie oltre i 5.000 metri di quota, la spesa militare cresce e la decarbonizzazione si ferma», denuncia Alessandro, uno degli attivisti arrampicati sulle colonne. «Siamo davanti a una scelta: investire in armi e distruzione o proteggere il pianeta. Emissioni zero significa guerra zero».