«Colpire noi significa attaccare la libertà di internet», intervista ad Autistici/Inventati
Autistici/Inventati chiude. Il collettivo italiano di attivisti digitali da 25 anni offriva servizi indipendenti per comunicare online. Nelle scorse settimane era stato inserito dall'amministrazione Trump nelle liste OFAC, con l'accusa di aver fornito supporto a gruppi estremisti violenti di estrema sinistra, senza alcuna prova pubblica.
«L'Ordine Esecutivo emesso dagli USA è fatto in modo da non permettere repliche non essendo legalmente valido a livello del diritto internazionale. Si tratta di un provvedimento che colpisce un soggetto come il nostro che fornisce servizi. In pratica sarebbe come accusare il servizio postale se ci arriva una lettera di minacce. O un gestore telefonico se qualcuno ci infastidisce via cellulare», ci dicono gli attivisti.
Le sanzioni OFAC sono misure amministrative statunitensi che possono congelare beni e interessi finanziari soggetti alla giurisdizione americana e vietare determinate transazioni alle persone e alle aziende statunitensi. Nel caso di A/I, le conseguenze si sono estese anche fuori dagli Stati Uniti: il dominio è diventato irraggiungibile, PayPal ha bloccato il conto e i rapporti bancari sono stati sospesi. Il 6 settembre A/I ha quindi annunciato la chiusura di tutti i servizi, spiegando di voler proteggere utenti e comunità da ulteriori rischi.
«Non potendo colpire il nostro Collettivo a livello penale, in quanto con il terrorismo abbiamo poco a che vedere, l'attacco è stato portato avanti soprattutto a livello finanziario. La chiusura del conto attraverso il quale operiamo è stata chiaramente un colpo duro», aggiungono gli attivisti.
Sono bastate due settimane dall'inserimento nelle liste OFAC per arrivare alla chiusura. Per A/I, il problema non riguarda soltanto le conseguenze finanziarie delle sanzioni, ma anche l'incertezza sui possibili effetti per il collettivo, gli utenti e le persone che vi ruotano intorno.
«Con le nostre scelte in questi 25 anni, compresa quella di dotarci di una struttura legale, eravamo preparati a battaglie di tipo legale, politico e tecnico. Ma questo non appartiene a nessuna di queste categorie tutto sommato democratiche: è un editto, non sottoposto a nessun onere di prova. Di fronte a questo non abbiamo armi che ci assicurino di poter tutelare noi e i nostri utenti da conseguenze legali o di altro tipo. E siccome siamo nati per proteggere le persone non pensiamo di avere altre scelte».
Il caso crea un pericoloso precedente per la libertà e l'indipendenza della Rete e si inserisce in un contesto in cui social e piattaforme non sono affatto spazi neutrali, ma ambienti governati da logiche economiche, politiche e algoritmiche. La secretazione della maggior parte delle prove da parte del Governo USA, rende inoltre quasi impossibile difendersi.
«Siamo un piccolo collettivo preso di mira da quella che è stata fino a oggi considerata la Superpotenza per antonomasia. Colpire noi significa comunque portare un violento attacco a chiunque abbia a cuore una comunicazione libera su Internet, chiunque voglia una Rete che non sia di proprietà dei colossi commerciali. Una comunità molto più estesa del nostro piccolo collettivo».
La vicenda riguarda quindi anche il futuro delle infrastrutture digitali indipendenti, soprattutto quelle che offrono servizi a comunità politiche, sociali o di movimento.
«Il nostro caso non dovrebbe essere considerato un problema nostro, ma dovrebbe essere visto come il sintomo di qualcosa di molto sbagliato nel modo in cui si intendono le infrastrutture come beni comuni. Evidentemente sono alla mercé di qualcuno, altrimenti l'editto di un autocrate non potrebbe avere effetto senza alcuna necessità di vaglio legale o contraddittorio. E questo non pensiamo sia un problema specificatamente nostro».
Le sanzioni ad Autistici/Inventati arrivano nel quadro della stretta dell'amministrazione Trump contro movimenti e organizzazioni che le autorità statunitensi associano all'estrema sinistra e all'antifascismo. Nel settembre 2025 Trump aveva designato Antifa come organizzazione terroristica, una decisione contestata e distinta da un accertamento giudiziario.
«La connessione è più che evidente in quanto la crociata contro "Antifa" è stata annunciata da tempo e pubblicamente dagli USA e l'attacco nei nostri confronti è solo un episodio di una guerra che è rivolta da Trump anche verso l'opposizione interna che esiste nel suo paese», concludono dal collettivo.
«I nostri 25 anni di storia rimangono. Abbiamo fatto quello che ritenevamo giusto e importante. Adesso possiamo essere il caso su cui costruire un dibattito su quali infrastrutture di comunicazione si vogliono in futuro e su cosa significa libertà di espressione e di iniziativa politica».
«Nasciamo dall'esigenza di costruire strumenti di comunicazione liberi e condivisi e di fornirli a singole persone e gruppi che condividono le nostre idee: l'antifascismo, l'antirazzismo, l'antisessismo e, più in generale, il rifiuto di ogni forma di discriminazione. Facciamo questo da 25 anni», ricordano gli attivisti, contattati via mail.
Il collettivo era nato nel 2001, «dall'incontro di individualità e collettivi provenienti dal mondo antagonista e anticapitalista, impegnati a lavorare con le tecnologie e attivi nella lotta per i diritti digitali», ed era attivo nella fornitura di sistemi informatici indipendenti, come blog, servizi email e siti web ad altri attivisti e collettivi. Gli attivisti facevano riferimento a Indymedia, la rete di mediattivisti indipendenti attiva soprattutto durante il G8 di Genova e negli anni delle contestazioni No Global.
Autistici/Inventati ha annunciato la chiusura domenica 6 settembre, dopo 25 anni di attività. A rendere insostenibile la prosecuzione dei servizi è stato l'impatto della designazione nelle liste OFAC dell'amministrazione statunitense. Le autorità americane accusano il collettivo di aver fornito supporto a gruppi che Washington considera estremisti e violenti; A/I respinge le accuse e contesta la legittimità del provvedimento.
Le sanzioni OFAC non costituiscono una condanna penale: sono misure amministrative attraverso cui il governo statunitense può imporre restrizioni finanziarie e commerciali a soggetti inseriti nelle proprie liste. Nel caso di A/I, la designazione ha avuto conseguenze anche sui rapporti con soggetti non statunitensi, tra cui banche e servizi finanziari, aumentando il rischio per la sostenibilità dell'infrastruttura.
Secondo gli attivisti, è proprio questa dimensione a rendere le sanzioni diverse dalle battaglie affrontate nei 25 anni precedenti. «Di fronte a questo non abbiamo armi che ci assicurino di poter tutelare noi e i nostri utenti da conseguenze legali o di altro tipo».
«Ora mollate il pc, uscite, lottate, abbracciatevi e non perdete il sorriso. Perché noi ci fermiamo. Ma la resistenza e le idee no. Restiamo umani», hanno scritto gli attivisti nel comunicato con cui chiudono «25 anni bellissimi».