Che cosa significa davvero Affeksjonsverdi? GTA VI e Sony ci stanno dando una risposta
di Mattia NestoIn norvegese esiste una parola curiosa: Affeksjonsverdi. La traduzione più immediata è "valore affettivo", ma il suo significato è più preciso. Indica il valore che un oggetto continua ad avere per chi lo possiede indipendentemente dal suo prezzo di mercato. È anche il titolo originale del nuovo film di Joachim Trier, Sentimental Value. Più che il film, per altro bellissimo, qui interessa quella parola.
Per oltre quarant'anni i videogiochi hanno aggiunto a quel valore affettivo un secondo livello, molto più concreto: un valore economico. Un gioco lo compravi, lo finivi, lo prestavi, lo rivendevi, recuperando una parte della spesa necessaria per acquistare quello successivo. Era una piccola economia, quasi invisibile, che ha accompagnato il mercato delle console fin dagli anni Ottanta.
Per questo la decisione di Sony di interrompere dal 2028 la produzione dei giochi PlayStation su supporto fisico e il caso GTA VI finiscono per raccontare la stessa storia. Da una parte l'annuncio di PlayStation, dall'altra il dibattito esploso dopo l'apertura dei preordini del nuovo capitolo Rockstar, con molti giocatori concentrati sull’assenza del disco nella confezione al lancio. Si è parlato sul web, nei forum e nei siti specializzati, oltre che canali di streaming e tra i content creator di settore soprattutto di nostalgia, di collezionismo, di scaffali destinati a svuotarsi.
L'impressione, però, è che stia cambiando il significato stesso della parola "comprare".
In realtà questa trasformazione è iniziata da tempo. La musica l'ha vissuta con Spotify, il cinema con Netflix e Disney+, i libri con Kindle, i software con Creative Cloud e Microsoft 365. Sempre più spesso non acquistiamo un oggetto ma il diritto di accedere a un catalogo, a un servizio, a una libreria digitale: la proprietà lascia lentamente spazio all'accesso.
I videogiochi, almeno sulle console, erano rimasti uno degli ultimi luoghi in cui questo passaggio non si era ancora compiuto del tutto. Non tanto per il fascino del disco, quanto perché quel disco continuava ad avere una vita economica. Lo compravi, lo prestavi, lo rivendevi. Continuava a circolare. Continuava ad avere un valore. Ed è qui che il confronto con il PC diventa inevitabile.
Steam, la principale piattaforma di distribuzione digitale su PC questa rivoluzione l'ha fatta più di vent'anni fa e il mercato, nel complesso, ne ha tratto beneficio. Ma il digitale su PC è cresciuto dentro un ecosistema completamente diverso, fatto di concorrenza tra store, saldi quasi permanenti, bundle, prezzi molto più aggressivi rispetto a quelli del mercato console. In altre parole, qualcosa è stato tolto, ma qualcos'altro è arrivato in cambio.
Le console hanno seguito un percorso diverso. Il digitale è cresciuto senza cancellare davvero il supporto fisico e proprio per questo il mercato dell'usato ha continuato a esistere. Per molti giocatori rappresentava una forma di microeconomia domestica: si comprava un gioco a settanta euro, lo si rivendeva a quaranta o cinquanta e quella cifra diventava il punto di partenza per l'acquisto successivo. Il prezzo scritto sullo scontrino non coincideva quasi mai con il costo reale sostenuto dal giocatore.
È un dettaglio che oggi rischia di sparire insieme al disco. Perché quando compri una copia fisica acquisti anche un bene che può continuare a circolare. Quando compri una copia digitale, nella maggior parte dei casi, acquisti una licenza personale d'uso. La differenza sembra tecnica. In realtà è profondamente economica.
Ed è probabilmente qui che GTA VI assume un significato che va oltre Rockstar. Non perché sarà il primo gioco a vivere questa trasformazione, ma perché ogni capitolo della serie, almeno dal terzo in poi, ha sempre rappresentato uno spartiacque per l'intera industria. Se il videogioco più importante della sua generazione dimostra che questo modello è sostenibile, è difficile immaginare che gli altri grandi publisher decidano di percorrere una strada diversa. Nonostante, recentemente, Insomniac per la prossima esclusiva PlayStation, ovvero Wolverine, si sia premurata di dire che “loro” metteranno i cd all’interno della confezione.
Insomma, Affeksjonsverdi significa valore affettivo. Per quarant'anni, però, i videogiochi hanno avuto anche un altro tipo di valore. Continuavano a circolare, cambiavano proprietario, finanziavano l'acquisto del titolo successivo. Erano ricordi, certo. Ma continuavano anche ad avere un valore, sentimentale ed economico.
Forse è proprio questo il valore che stiamo perdendo.