In “Magnifica Humanitas”, la sua prima enciclica – pubblicata ieri, a poco più di un anno dall’elezione – Papa Leone XIV scrive che la tecnologia «non è neutrale», perché prende il volto di «chi la pensa, la finanzia, la regola e la usa». Tradotto: gli algoritmi rappresentano aziende, interessi economici, ideologie e rapporti di potere.

Mentre governi e istituzioni – su più livelli – temporeggiano di fronte al potere delle piattaforme, il Papa entra nel dibattito sull’intelligenza artificiale chiedendo esplicitamente regolamentazione e tutela della dignità umana. Il riferimento alle Big Tech è evidente: negli ultimi anni l’Unione Europea ha progressivamente alleggerito alcune norme sui modelli più avanzati sotto la pressione delle lobby tecnologiche.

Leone XIV parla invece apertamente del rischio che pochi soggetti possano orientare informazioni, consumi e perfino processi democratici. E soprattutto mette in discussione l’idea che il mercato possa essere l’unico arbitro del futuro tecnologico. Uno dei passaggi centrali dell’enciclica è l’invito a «restare umani nel tempo degli algoritmi». Per il Papa il problema non sembra essere la tecnologia in sé, ma una società che delega sempre più decisioni, relazioni ed emozioni a sistemi automatici. Il rischio, scrive, è una forma di «disumanizzazione» in cui efficienza, sorveglianza e profitto diventano più importanti delle persone.

Nel testo, Leone XIV critica apertamente la teoria della «guerra giusta» – più volte evocata da Donald Trump – e invita a «disarmare l’AI», impedendo che venga trasformata in uno strumento di dominio e morte. Oggi sistemi di intelligenza artificiale vengono già utilizzati in sorveglianza militare, riconoscimento facciale e selezione automatizzata di obiettivi. Secondo molte organizzazioni per i diritti umani, il rischio è entrare in un’epoca di conflitti sempre più automatizzati, con meno responsabilità politica e meno controllo umano.

Il testo si chiude con una citazione di Tolkien: «Non tocca a noi dominare tutte le maree del mondo, ma fare il possibile per la salvezza degli anni in cui viviamo», scrive il Pontefice. Un invito a non lasciare il futuro della tecnologia nelle mani di pochi.