È lo smartphone il vero terzo incomodo nella tua coppia?
di Vincenzo LigrestiA un certo punto della giornata può capitare che una persona della coppia dica all’altra che sta “sempre al cellulare”. Così in risposta riceve un “da che pulpito” e un elenco di tutti i momenti recenti in cui avrebbe potuto evitare di restare col capo chino sullo schermo. Chi ha torto? Chi ha ragione? Probabilmente tutte e nessuna: in entrambi i punti di vista c’è del vero.
Questo scenario rientra nel ‘phubbing’: il comportamento, ormai diffuso, di chi si “distrae” al cellulare in compagnia. La questione è percepita come fastidiosa, in alcuni casi molto scortese, in altre è solo sconsiderata, ma il progresso va veloce, i cambi delle nostre abitudini con lui; e si parla anche di essere “multitasking”, di vite ormai “onlife” (nel senso che buona parte la trascorriamo online), e di conseguenza dell’aumento dell’incapacità di sopportare una “noia vuota”: elementi che articoli allarmistici sul phubbing, anche di magazine molto accreditati, alle volte evitano di prendere in considerazione per gridare allo scandalo.
Messi in conto i dovuti elementi contestuali e contingenti, però, nell’ambito della coppia rimane un fatto: secondo una meta-analisi pubblicata su Frontiers in Psychology che ha sintetizzato 52 studi indipendenti, il phubbing può essere percepito nel profondo in maniera negativa, a partire da predittori significativi. Per esempio, in coppia chi ha una tendenza a un attaccamento ansioso può percepirlo come un “segno di rifiuto” che provoca “disagio emotivo” e una conseguente “tensione relazionale”.
In sostanza, non è da escludere che il phubbing possa contribuire a erodere la qualità e soddisfazione della relazione, ma è sempre così? Più che la principale causa, può essere la cartina tornasole dello stato, anche momentaneo, di un rapporto. Per questo giudicare negativamente una coppia a cena solo perché sta passando del tempo al cellulare è ingiusto. Magari si sta prendendo solo un momento, come due partner che leggono ciascuno il proprio libro al parco. O magari no, è un modo per evitarsi. Ed è in questo caso che è utile chiedersi ad alta voce: cosa ci sta succedendo? Forse è meglio che teniamo il cellulare in tasca mentre ceniamo?