A un certo punto della giornata può capitare che una persona della coppia dica all’altra che sta “sempre al cellulare”. Così in risposta riceve un “da che pulpito” e un elenco di tutti i momenti recenti in cui avrebbe potuto evitare di restare col capo chino sullo schermo. Chi ha torto? Chi ha ragione? Probabilmente tutte e nessuna: in entrambi i punti di vista c’è del vero.

Questo scenario rientra nel ‘phubbing’: il comportamento, ormai diffuso, di chi si “distrae” al cellulare in compagnia. La questione è percepita come fastidiosa, in alcuni casi molto scortese, in altre è solo sconsiderata, ma il progresso va veloce, i cambi delle nostre abitudini con lui; e si parla anche di essere “multitasking”, di vite ormai “onlife” (nel senso che buona parte la trascorriamo online), e di conseguenza dell’aumento dell’incapacità di sopportare una “noia vuota”: elementi che articoli allarmistici sul phubbing, anche di magazine molto accreditati, alle volte evitano di prendere in considerazione per gridare allo scandalo.

Messi in conto i dovuti elementi contestuali e contingenti, però, nell’ambito della coppia rimane un fatto: secondo una meta-analisi pubblicata su Frontiers in Psychology che ha sintetizzato 52 studi indipendenti, il phubbing può essere percepito nel profondo in maniera negativa, a partire da predittori significativi. Per esempio, in coppia chi ha una tendenza a un attaccamento ansioso può percepirlo come un “segno di rifiuto” che provoca “disagio emotivo” e una conseguente “tensione relazionale”.

In sostanza, non è da escludere che il phubbing possa contribuire a erodere la qualità e soddisfazione della relazione, ma è sempre così? Più che la principale causa, può essere la cartina tornasole dello stato, anche momentaneo, di un rapporto. Per questo giudicare negativamente una coppia a cena solo perché sta passando del tempo al cellulare è ingiusto. Magari si sta prendendo solo un momento, come due partner che leggono ciascuno il proprio libro al parco. O magari no, è un modo per evitarsi. Ed è in questo caso che è utile chiedersi ad alta voce: cosa ci sta succedendo? Forse è meglio che teniamo il cellulare in tasca mentre ceniamo?