«Smettete di assumere esseri umani». È questo lo slogan apparso su enormi cartelloni pubblicitari negli Stati Uniti firmati da Artisan AI, una startup di San Francisco che sviluppa “dipendenti virtuali” basati sull’intelligenza artificiale. La campagna pubblicitaria invita, provocatoriamente, le aziende a sostituire i lavoratori umani con l’IA e – com’era inevitabile – ha generato moltissime polemiche.

Tra i primi a criticarla è stato Bernie Sanders, senatore indipendente del Vermont, che in un post su X ha denunciato il messaggio pericoloso della startup. «Cartelloni pubblicitari in tutto il Paese promuovono la sostituzione di milioni di posti di lavoro con l’intelligenza artificiale e la robotica. Come potranno sopravvivere i lavoratori quando non ci saranno più lavoro o reddito per loro?», ha scritto il senatore, da sempre impegnato nella difesa dei diritti dei lavoratori.

Le parole di Sanders riflettono una preoccupazione crescente negli Stati Uniti (e non solo): il timore di una “job-pocalypse”, un’apocalisse lavorativa alimentata dall’automazione e dai sistemi di intelligenza artificiale sempre più avanzati. Secondo un recente report del Guardian, basato su uno studio del British Standards Institution (BSI), un quarto dei dirigenti di grandi aziende nei Paesi industrializzati ritiene che le mansioni di livello iniziale possano essere automatizzate per ridurre i costi. Il 41% delle aziende ha già tagliato personale grazie all’IA, mentre due su cinque prevedono che questa prassi diventerà comune entro cinque anni.

La campagna di Artisan AI non è recente: è stata lanciata nell’autunno dello scorso anno, e fin da subito è stata molto contestata. In una delle versioni, lo slogan appariva scritto in maniera errata — “Stop Hirring Humans”, con una “r” di troppo — un errore inserito di proposito per sottolineare che “solo gli esseri umani commettono errori”. Ma non era l’unico messaggio provocatorio. 

Sui cartelloni di San Francisco sono comparsi anche slogan come “Smettila di assumere umani, per i lavori che odiano”, "I lavoratori non si lamenteranno dell'equilibrio tra lavoro e vita privata" e "I lavoratori non si presenteranno al lavoro con i postumi della sbornia". Nonostante ciò – o proprio per questo motivo – la campagna ha raggiunto milioni di persone online. Il cofondatore di Artisan Ai Carmichael-Jack ha dichiarato che il lancio a New York è costato meno di 50.000 dollari, ma ha generato centinaia di milioni di impressioni sui social. Grazie alla visibilità ottenuta, inoltre, la startup ha raggiunto i due milioni di dollari di fatturato ricorrente annuo.

Di fronte alle critiche Carmichael-Jack ha voluto chiarire che la loro campagna non è un invito reale a sostituire l’uomo con la macchina, ma una provocazione studiata per far discutere e far conoscere la startup. «In realtà non vogliamo che le persone smettano di assumere esseri umani: stiamo assumendo attivamente in tutti i ruoli e non crediamo che l’intelligenza artificiale sia distopica», ha spiegato sul sito ufficiale dell’azienda. 

«Il nostro vero obiettivo è automatizzare il lavoro che gli esseri umani non amano e rendere ogni lavoro più umano. Nessuno vuole passare otto ore al giorno a fare ricerche o scrivere e-mail. A lungo termine, spero che l’IA ci conduca verso una settimana lavorativa di quattro giorni o addirittura verso un reddito universale. Quel giorno sarà un’utopia, ma oggi non è ancora arrivato».

Nonostante il messaggio “anti-umano” e l’invito a sostituire gli umani con l’intelligenza artificiale, sul profilo LinkedIn di Artisan AI sono in effetti attualmente presenti 27 offerte di lavoro. Un paradosso che racconta bene l’ambiguità di questa nuova era: mentre l’intelligenza artificiale promette di liberare l’uomo dai lavori che non ci piacciono, resta ancora da capire quale posto avremo noi, esseri umani, nel lavoro del futuro.