Che delusione l'architettura ostile nel nuovo gioco Pokémon
di Vincenzo LigrestiIl 16 ottobre scorso è uscito Pokémon Legends Z-A, ultimo videogioco del media franchis più redditizio al mondo, ormai prossimo ai trent’anni e sostenuto da una community intergenerazionale. Z-A riprende elementi di giochi precedenti, come Pokémon Scarlatto e Violetto, e si svolge interamente nella città principale di un videogioco più datato, Pokémon X e Y, ovvero Luminopoli: un’ambientazione ispirata a Parigi, con la Torre Prisma che ricorda la Torre Eiffel.
Negli ultimi anni, soprattutto i pokégiocatori di lungo corso sono diventati molto critici nei confronti dell’esperienza di gioco, del design dei nuovi Pokémon, delle forme temporanee di trasformazione; ma un dettaglio negli ultimi giorni ha travalicato la bolla, facendo il giro su X, Reddit e nel mondo intero. Ovvero le panchine di Luminopoli: un lampante esempio di architettura ostile, quel tipo di architettura, installata in punti strategici delle città per non far “bivaccare” le persone vagabonde o senza fissa dimora, molto cricata per i suoi presupposti disumani.
Gli osservatori hanno sottolineato la grande cura riservata al design delle panchine quando molti altri elementi architettonici sono stati bellamente trascurati. Altri ancora hanno notato che per certi versi, dai tempi di Pokémon Go, il maggiore realismo nei giochi è un elemento fondante e che in questo caso l’architettura ostile è, in effetti, parte dell’atmosfera di Parigi. Ma in un franchise che pone tanta attenzione ai più piccoli e a temi come l’inclusione e il bullismo, la questione assume un peso che va ben oltre il semplice realismo.
Quando Pokémon riproduce un elemento reale ma eticamente discutibile, lo sta legittimando con superficialità? O è proprio questa superficialità a normalizzarlo? Nessuno, durante la programmazione del gioco, ha alzato la mano per dire, «Ehi, forse non lo sapete, ma questi braccioli sulle panchine non sono solo ornamentali»? Ricordate che avete inventato i Centri Pokémon? Letteramente centri di accoglienza per allenatori che hanno scelto di non avere una fissa dimora? Attendiamo risposte.