La realtà virtuale aiuta i detenuti a tornare in società
Dopo due anni e mezzo di carcere – e con due anni e mezzo ancora da scontare – Samantha “Royal” Tovar ha lasciato la sua cella di 6 metri quadrati per vedere la Thailandia: l'ha fatto nell'area comune del Central California Women's Facility, a Chowchilla, con mani e piedi incatenati a un tavolo e un visore di realtà virtuale: il viaggio, zaino in spalla, è durato in tutto quattro minuti.
C'è voluto un anno per convincere Meta a donare 20 visori e due macchine per l'igienizzazione – ma adesso il programma è attivo in quattro istituti della California; si concentra sui detenuti in isolamento, spesso confinati in celle minuscole anche per 22 ore al giorno. Durante le “evasioni”, i visori simulano situazioni ansiogene per individui che, come loro, si reintegrano nella società dopo lunghi periodi di detenzione: pagare la spesa al supermercato, fare un viaggio a Parigi, attraversare una strada affollata… Le sessioni sono poi seguite da workshop gestiti da ex detenuti, che aiutano ad elaborare le emozioni.