«Ho studiato arte per anni, ma ora basta un prompt»
di Tommaso ProverbioNegli ultimi giorni, milioni di utenti hanno sperimentato la nuova funzione di ChatGPT che genera immagini con il modello GPT-4o. Tra i trend più popolari, la “ghiblizzazione” trasforma qualsiasi scena in stile Studio Ghibli, in pochi secondi e con un semplice prompt. Un salto che apre nuove possibilità, ma solleva una domanda inevitabile: che ruolo resta ai creativi, soprattutto agli illustratori?
OpenAI ha recentemente integrato nel suo chatbot una funzione nativa di generazione immagini basata su GPT-4o, il nuovo modello multimodale che unisce testo, immagini e suoni in un unico sistema. A differenza del precedente DALL·E 3, questo generatore è più accurato: riesce a leggere testi, modificare dettagli e migliorare la qualità visiva in modo autoregressivo. Il risultato? Meme ultra-realistici, copertine editoriali, concept art—senza Photoshop, senza tavoletta grafica, senza background artistico.
Molti temono che l’arrivo di strumenti automatizzati come GPT-4o possa ridurre la domanda di lavoro creativo umano, a favore di soluzioni rapide e a basso costo. Alcuni artisti sono preoccupati che l’IA possa sostituire non solo lavori più semplici, ma anche quelli più sofisticati.
Già nel 2023, il concept artist Greg Rutkowski denunciava che il suo stile era stato “clonato dalle macchine senza consenso”, parlando apertamente di furto creativo. Il tema del copyright è infatti uno dei più caldi. Molti artisti denunciano l’uso di materiale protetto da copyright nei dataset senza alcuna compensazione.
Un caso emblematico è quello del festival Oakland First Fridays, che ha usato un volantino generato da IA per promuovere un evento artistico. La scelta ha scatenato critiche da parte degli artisti locali, che l’hanno vista come una contraddizione rispetto alla missione del festival di sostenere l’arte della Bay Area.
Nonostante ciò, alcuni artisti vedono nell’IA un alleato. Il concept artist Alex Ross ha dichiarato a Wired che l’IA può accelerare il processo creativo, ma la “visione umana resta insostituibile”.
Anche le nuove generazioni sentono il peso di questa trasformazione. «Ho 15 anni e voglio fare l’illustratore, ma ho paura che quando finirò gli studi non ci sarà più bisogno di noi», scrive un utente su Reddit. Molti giovani temono di non trovare più spazio in un mondo dominato dall’intelligenza artificiale.
Un illustratore con vent’anni di carriera racconta che in ambito cinema e pubblicità, molte opportunità sono “praticamente scomparse”. Per restare a galla, lui stesso si sta spostando verso lavori ultra-nicchia, difficili da replicare con l’AI.
Un report di Harvard Business School suggerisce che le tecnologie generative possano migliorare la produttività, ma anche portare a una standardizzazione se usate senza criterio. In questo scenario, è cruciale che i creativi non vedano l’IA come un nemico, ma come un'estensione del loro potenziale espressivo.
La sfida per gli artisti, quindi, non è solo competere con l’IA, ma reinventarsi. Come dice David Hockney: «L’arte cambia, ma la passione per creare resta intatta».
Anche scrivere un prompt efficace è un atto creativo. Richiede concetto, cultura visiva e contesto. L’IA può simularli, ma non viverli. Lo sottolinea anche Kaitlyn Nguyen, illustratrice e studentessa: «Un’immagine efficace nasce da un’idea, da una visione. L’IA può solo imitarla».
Secondo Misha Chaturabul, studentessa di Milpitas High School: «L’AI può creare immagini bellissime, ma non ha un’anima». E per Tyler Tran, aspirante animatore, il processo è importante quanto il risultato finale.
In questo senso, i creativi del futuro saranno direttori d’orchestra della creatività automatizzata. Chi saprà integrare l’IA senza farsi travolgere, potrà amplificare il proprio potenziale.
La questione del copyright, però, rimane spinosa. Soprattutto con immagini come quelle della "ghiblizzazione", che imitano stili riconoscibili. OpenAI afferma di usare solo dati pubblici e contenuti autorizzati, ma la trasparenza sui dataset è ancora poca.
«Quando l’IA replica lo stile di un autore, quel lavoro va riconosciuto e tutelato», afferma Yanni Boyce, avvocato esperto in copyright.
In conclusione, chiedersi se l’IA sostituirà gli artisti è forse la domanda sbagliata. Lo sta già facendo, in parte. Ma non può replicare l’esperienza, l’emozione e l’intuizione umana. Il futuro sarà di chi saprà coniugare tecnologia e visione personale. Ma la vera domanda è un’altra: quanto vale ancora la creatività umana in un mondo dove (quasi) tutto si può generare?