Non possiamo separare lo sport dalla politica
Per l’omicidio dell’autista Raffaele Marianella, 65 anni, ucciso durante una sassaiola contro il pullman che trasportava i tifosi del Pistoia Basket di ritorno da una trasferta a Rieti, sono stati fermati tre ultrà legati ad ambienti di estrema destra. Nei loro confronti, fa sapere la Questura, «sono emersi gravi indizi di colpevolezza».
Secondo quanto ricostruito dalla Procura di Rieti, l’agguato sarebbe stato pianificato via chat. Alcuni ultrà della Sebastiani Basket Rieti avrebbero atteso i tifosi avversari lungo la Rieti-Terni, in un tratto non più presidiato dalla Polizia. In quel punto il pullman è stato colpito da una fitta sassaiola: una delle pietre ha raggiunto al volto il secondo autista, Raffaele Marianella, uccidendolo praticamente sul colpo.
La Polizia avrebbe notato i tre fermati mentre si allontanavano dal luogo dell’attacco; a loro carico sarebbero già emerse alcune testimonianze. La Procura ha disposto l’autopsia sul corpo della vittima, mentre l’esame del Dna sulla pietra che lo ha colpito potrebbe fornire ulteriori elementi utili alle indagini.
Al momento, ciò che appare certo è che i tre fermati risultano tutti vicini a gruppi di estrema destra. Sui loro profili social compaiono frasi come «il 25 aprile non è la mia festa», immagini di Mussolini e il consueto «Presente!» in occasione delle commemorazioni delle foibe.
La spedizione punitiva sarebbe legata a vecchie tensioni tra tifoserie, nate da intrecci di gemellaggi. Nel frattempo, il Tribunale federale ha accolto la richiesta della Procura della Federbasket e ha disposto la chiusura del palasport di Rieti per tutta la durata delle indagini.
Si tratta dell’ennesimo episodio di violenza che coinvolge il mondo del basket. Solo il 9 ottobre scorso alcuni carabinieri e agenti di polizia erano stati aggrediti dopo la partita Roseto-Pesaro, mentre a maggio una maxi-rissa durante il derby tra Forlì e Rimini aveva coinvolto una cinquantina di persone.
Oggi Giuliano Foschini, su la Repubblica, parla di «tifosi violenti riciclati nel basket per eludere i Daspo del calcio», sottolineando come episodi che sembravano circoscritti al mondo calcistico stiano interessando anche altre discipline sportive. Ma se confermata, la dinamica dell’agguato si inserirebbe in un quadro più ampio di legami tra una parte del tifo organizzato violento e gli ambienti dell’estrema destra. Una lunga sequela di episodi che coinvolgono curve storiche del nostro calcio, leader ‘neri’ con rapporti con gli ambienti eversivi e la criminalità organizzata.
Diverse inchieste giornalistiche e giudiziarie hanno documentato i rapporti tra gruppi di tifo organizzato di alcune grandi città (in particolare Roma, Milano e Torino) e ambienti mafiosi o legati all’estremismo di destra. Il 7 agosto 2019 Fabrizio Piscitelli, noto anche come Diabolik, capo degli Irriducibili, il gruppo di ultras della Lazio, fu ucciso con un colpo di pistola al Parco degli Acquedotti di Roma. Vicino agli ambienti del neofascismo, nel gennaio 2015 fu condannato a quattro anni e otto mesi con rito abbreviato per traffico di sostanze stupefacenti. Era già stato condannato per altri reati tra gli anni Novanta e Duemila.
Più recente è invece l’inchiesta Doppia Curva, che a giugno ha portato a condanne per i capi ultras di Inter e Milan Andrea Beretta e Luca Lucci per associazione a delinquere. Secondo quanto riportato da Il Fatto Quotidiano, ci sarebbero infine legami tra alcune frange del tifo organizzato interista e gruppi di hooligan stranieri di estrema destra. Il direttivo della Curva Nord Milano avrebbe anche ospitato sugli spalti un gruppo di ultrà bulgari, i “Bultras” del Botev Plovdiv, conosciuti per le loro posizioni nazionaliste e per i frequenti scontri con altre tifoserie.