«Mostrare le proprie debolezze non è un errore», la lezione di Jude Bellingham
In occasione della Giornata mondiale della salute mentale del 10 ottobre, il centrocampista del Real Madrid Jude Bellingham ha deciso di raccontarsi senza filtri, parlando apertamente delle proprie fragilità. Il calciatore inglese ha spiegato quanto sia importante rompere il silenzio su un tema che, anche nel calcio, resta ancora un tabù: «Dobbiamo fare di più e rompere il muro attorno a questa tematica. Ci sono stati momenti in cui mi sentivo vulnerabile, avevo bisogno di parlarne, ma ho mantenuto quell’immagine da atleta-macho, da “non ho bisogno di nessuno”. È stato un errore: non c’è niente di sbagliato a mostrare le proprie debolezze».
Bellingham ha raccontato come, agli inizi, cercasse spesso il proprio nome sui social per leggere commenti e giudizi: «Credevo di essere un buon giocatore già prima di leggerlo su X, dunque qual era il punto di tutto questo?», afferma Bellingham. «Oggi, quando leggo quegli stessi commenti, non mi faccio influenzare, ma in ogni caso preferisco non vederli».
Il suo racconto arriva in un momento in cui sempre più calciatori scelgono di parlare apertamente. Gonzalo Higuaín, per anni bersaglio di insulti, ha ammesso di aver vissuto «una vita innaturale» e ora sogna di diventare mental coach: «Mi piacerebbe molto. Stare bene mentalmente credo sia un aspetto molto importante in ogni lavoro. Poi ci puoi mettere talento, sacrificio, forza, ma se non stai bene con la testa difficilmente otterrai qualcosa». Mattia Perin ha ricordato che «la salute mentale non guarda in faccia nessuno», e che chiedere aiuto è un atto di forza, non di debolezza.
Le parole di Bellingham, e di chi come lui ha scelto di esporsi, segnano un cambio di passo importante. Per anni il calcio ha raccontato solo la parte brillante: la vittoria, il talento, la forza. Ora comincia a parlare anche di ciò che c’è dietro: le paure, le pressioni, la solitudine. Un messaggio che va oltre il campo: la salute mentale riguarda tutti e non c’è nulla di cui vergognarsi se si attraversa un momento di fragilità. Ammettere di non stare bene non significa essere deboli, ma fare il primo passo per stare meglio con se stessi e con gli altri.