Il calcio fa politica, anche con le maglie
Il calcio non è solo business o spettacolo, è anche politica. Attraverso le maglie, i simboli e le scelte dei club diventa veicolo di messaggi a supporto di cause importanti. Un piccolo gesto che permette di dare visibilità alle lotte sociali di fronte a un pubblico ampio e trasversale.
Ci ha pensato il norvegese Bodø/Glimt, che ha presentato una terza maglia per sensibilizzare i tifosi riguardo lo scioglimento del ghiacciaio Svartisen, uno dei più grandi del Paese. Sempre sul piano ambientale, in Italia Morten Thorsby, che oggi gioca al Genoa, ha scelto il numero 2 per ricordare il limite dei 2°C fissato dagli Accordi di Parigi. Mentre nella quinta lega inglese il Forest Green Rovers, conosciuto come il club più sostenibile al mondo, ha lanciato il primo kit 100% vegano.
Gli esempi sono diversi. Per sostenere la causa palestinese, nel 2023 il Bohemian FC di Dublino ha lanciato una maglia speciale con i colori della Palestina. Una parte delle vendite ha sostenuto il campo profughi di Tulkarm, in Cisgiordania. Ci sono poi i fronti dell’inclusione e della lotta alle discriminazioni, con campagne che coinvolgono intere leghe o singoli team. Tra gli altri, Aston Villa e Celtic FC hanno presentato una pre-match shirt multicolore per sostenere la comunità LGBTQ+. Nel 2020 tutta la Premier League si è schierata contro il razzismo sostituendo i nomi dei giocatori con la scritta “Black Lives Matter”.
Sono episodi diversi, ma tutti mostrano che il calcio può portare in campo la difesa dei diritti.