Stiamo ospitando il campionato libico in cambio di petrolio e degli accordi sui migranti
Dal 25 luglio si stanno svolgendo le finali della Premier League libica, che si concluderanno il 4 agosto: sei squadre di Tripoli, Bengasi e Misurata si contendono il titolo nazionale in un girone unico. Nulla di strano – se non fosse che, per il secondo anno consecutivo, questa Final Six si sta giocando in Italia: tra l’Arena Civica di Milano, gli stadi di Sesto San Giovanni e Meda, in Brianza, con arbitraggio italiano.
Lo scorso anno si era svolta fra la Campania e l'Abruzzo, e per l'occasione era venuto in Italia anche Saddam Haftar – figlio di Khalifa Haftar, leader della Cirenaica che controlla la Libia orientale (non riconosciuta dal governo italiano). Ad Haftar junior era stato impedito di partecipare alla premiazione, che si tenne allo Stadio dei Marmi di Roma, dove il ministro Tajani («per evitare foto imbarazzanti») consegnò coppa e medaglie a un magazziniere, che le avrebbe poi consegnate ai calciatori.
L'ospitalità italiana fa parte del Piano Mattei per l'Africa: a maggio del 2024 infatti la nostra premier era volata in Libia con il ministro dello sport, Andrea Abodi, per “scambiare” le nostre location calcistiche con accordi su migranti ed energia (Tripoli copre il 21,5% delle nostre importazioni di petrolio). E per evitare (altre) polemiche, le partite si giocano a porte chiuse: la Gazzetta dello Sport segnala comunque la presenza sugli spalti di uomini della Digos, qualche tifoso giunto dal Nordafrica e un ministro.
Nonostante la riservatezza, i principali siti di scommesse riportano i calendari completi delle partite – e si sa che il match tra l'Al Ahli Tripoli e l'Al Ahly Benghazi, il primo giorno dei playoff, è stato sospeso per 45 minuti per «indisciplina delle panchine».
A chiarire la posizione del Comune di Milano è intervenuta l'assessora allo sport Martina Riva, che ha spiegato all'agenzia DIRE: «sul campionato libico abbiamo concesso l'uso dell'Arena Civica perché c'è di mezzo il Piano Mattei, ma tutto il resto non riguarda il Comune. Non sappiamo nulla di altro, né su sicurezza né su pubblico». E ancora: «è stato tutto lineare, noi semplicemente abbiamo fatto come altre mille volte».