«Nonna amava le azzurre. Quando è morta sono state le prime ad abbracciarmi»
di Samuele MaccoliniStasera la nazionale di calcio femminile si gioca l’accesso alla finale degli Europei di calcio, nella semifinale contro l’Inghilterra. L’ultima volta in cui le azzurre sono arrivate vicino alla coppa è stato nel lontano 1997, quando perdemmo in finale contro la Germania. La partita, che è trasmessa in chiaro su Ra1 e Raiplay, inizia alle 21. Il match vede l’Inghilterra come favorita, si tratta infatti della squadra che ha vinto l’ultima edizione dei Mondiali nel 2023, quando l’Italia non superò il girone. Risale invece al 2022 l’ultima edizione degli Europei, che si svolse in Inghilterra. Quella fu anche la prima edizione che la giornalista sportiva Marialaura Scatena, specializzata in calcio femminile, coprì in trasferta dal Regno Unito come freelance.
Proprio mentre stava per partecipare, come giornalista, a quella che sarebbe stata la sua prima conferenza stampa della nazionale, arrivò la notizia della morte di sua nonna. «Genoveffa, che io chiamavo Genova, amava il calcio, anche quello femminile. In particolare apprezzava molto Alia Guagni [da poco si è ritirata ndr]», racconta a VD Scatena, che in questo momento si trova a Ginevra per seguire la semifinale. La intercettiamo a poche ore dalla partita. «Quando dissi a mia nonna che volevo fare la giornalista lei mi disse di non farlo perché aveva paura che morissi in guerra. Invece ho scelto di raccontare il calcio, per il quale c’è sempre stata una grande passione. Guardavamo insieme le partite, tanto che conservo ancora una fotografia di me e mia nonna mentre reagiamo a un goal della capitana della nazionale Girelli [la foto in copertina ndr]».
Appresa la notizia della morte, era indecisa se tornare in Italia. Alla fine ha deciso di restare, per vivere quel momento di passaggio durante un evento che aveva sempre sognato di coprire come giornalista. «Quell’Europeo non lo scorderò mai, proprio per via della morte di mia nonna – dice Scatena – Anche se non ci siamo mai salutate mi piace pensare che in fondo lei è sempre con me, come il calcio». Proprio l’ambiente della nazionale, venendo a sapere della notizia, ha supportato la giornalista. «La capitana Girelli, quando ha saputo, ha subito espresso la sua vicinanza: è stata davvero carina con me», racconta.
In un post del 2022 Scatena scriveva che «la prima ad abbracciarmi [dopo la morte della nonna ndr] è stata la nazionale, la seconda una bimba di undici anni che mi ha raccontato di quanto le piaccia Girelli, come se fosse me con qualche centimetro in meno e le scarpe più piccole». «Ho messo piede per la prima volta in zona mista in un momento delicato della storia della nazionale femminile – continua – e ai microfoni la numero 10, quella di cui ho indossato la maglia tutto il giorno successivo, ha detto “Vivere queste emozioni e non nasconderle fa bene, penso sia un passaggio che ognuno di noi deve fare”. Si riferiva alla partita ovviamente, ma io me le sono prese come un abbraccio».
Ancora oggi, racconta Scatena, è una delle poche giornaliste a seguire le azzurre. «All’estero sono più avanti», ammette. «In conferenza stampa per la partita dei quarti di finali che abbiamo vinto contro la Norvegia la scorsa settimana c’erano più giornalisti spagnoli che italiani. C’eravamo io e un’altra collega. Oltre alla RAI, che detiene i diritti per trasmettere le partite». Solo per la semifinale di stasera stanno arrivando in molti, dice a VD. «Giornalisti e giornaliste di quotidiani, siti e tv esteri ce ne sono sempre molti. E vanno in conferenza stampa per fare domande inerenti alla partita e al torneo. In Italia più spesso, come accade anche nel calcio maschile, si cerca il “titolo” o la “polemica”».
Insomma, «si parla meno di calcio, questo è il problema della copertura giornalistica italiana, che è molto più un “racconto delle emozioni”. Il risultato è che il calcio femminile ha dimostrato di essere di alto livello, ma continua a fare notizia solo quando si raggiungono le fasi finali. Non dovrebbe essere così».