Il nuovo Mondiale per Club, iniziato il 14 giugno negli Stati Uniti, sta facendo parlare di sé soprattutto per questioni politiche. Anche perché sul campo sta mancando la qualità – e in generale l’operazione della FIFA, voluta fortemente dal presidente Gianni Infantino, pare a molti una forzatura. Anche poco avvincente.

Prima, il 18 giugno, c’è stata la visita di una delegazione della Juventus nello Studio Ovale alla Casa Bianca, con i calciatori a fare da sfondo a Trump mentre risponde alle domande dei giornalisti in conferenza stampa – tra cui un possibile coinvolgimento statunitense in Iran, che si è concretizzato solo pochi giorni dopo. Passano cinque giorni e arriva la protesta dei tifosi dei Seattle Sounders. Gli ultras, riuniti nel gruppo Emerald City Supporters, si sono presentati allo stadio con numerose bandiere della Palestina, alzate al cielo e mostrate, grazie a video e foto, in tutto il mondo. Un gesto simbolico che mantiene alta l’attenzione sul genocidio in corso nella Striscia di Gaza, mentre l’attenzione di media e politica è ora maggiormente focalizzata sull’avvicendarsi degli attacchi tra Israele e Iran.

Gli Emerald City Supporters, già in passato, avevano presidiato lotte e simboli progressisti, mostrando ad esempio bandiere antifasciste. Pallonate in faccia – tra i primi a riportare la notizia in Italia – scrive che già a febbraio i tifosi di Seattle avevano aderito alla campagna “Show Israel the Red Card”. All’iniziativa hanno aderito gruppi ultras in decine di Paesi per fare pressione sui vertici del calcio mondiale affinché Israele venga escluso dalle competizioni ufficiali. Come successo alla Russia dopo l’invasione dell’Ucraina – che ancora procede ma è anch’essa purtroppo priva di grandi attenzioni pubbliche e mediatiche.

A margine della partita disputata a Seattle il 27 febbraio, tra i Sounders e Antigua GFC, gli Emerald City Supporters avevano diffuso dei volantini in cui si ricordava che «il futuro di Israele è legato alla pulizia etnica del popolo palestinese e alla colonizzazione della terra attraverso espulsioni forzate e insediamenti». «Mentre i Sounders affrontano l’Antigua GFC, ricordiamo il ruolo di Israele nel genocidio dei Maya indigeni in Guatemala negli anni ’80 – proseguiva il testo – Ricordiamo i volti dei bambini sepolti sotto le macerie a Gaza e le amputazioni che hanno spezzato sogni calcistici futuri. Ricordiamo e non perdoniamo».

Lo stesso messaggio è riecheggiato durante la partita persa ieri contro il PSG con il punteggio di 0 a 2 per i francesi. Si tratta della seconda volta in cui i tifosi hanno cercato di portare la causa palestinese al nuovo Mondiale per Club. Sabato 21 giugno al Geodis Park di Nashville le tv hanno inquadrato una bandiera, una maglietta e una kefiah indossate dai tifosi dell'Espérance Tunisi mentre abbracciavano l’attaccante algerino Youcef Belaili che aveva appena segnato.

In un Mondiale per Club accusato da molti di essere l’ennesimo tentativo di sportswashing da parte dell’Arabia Saudita – che sta investendo, in modo più o meno indiretto, decine di milioni di dollari nella FIFAla politica non poteva essere ignorata. E così è stato.